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Quando nasce un nuovo giornale, tutti si chiedono: “Chi c’è dietro?”. E si ipotizza subito a quali interessi il nuovo giornale deve ubbidire. In questo caso, chiariamolo subito: dietro ci sono io, soltanto io. Sono Ferdinando Vignola, nato a Roma il 7 luglio 1941, ho la quinta elementare e per andare a scuola percorrevo ogni giorno quindici chilometri a piedi. L’ho fatto per sei anni. In terza elementare sono stato bocciato. All’età di otto anni quando tornavo a casa da scuola, abitando in campagna, mi dedicavo agli animali e all’agricoltura. Ho fatto il contadino, il manovale, il pittore edile. Piano piano, nel 1981 ho messo su una piccola impresa edile, ma dentro di me nutrivo sempre il desiderio di ?fare un giornale. Ed è arrivato il momento. Eccomi qui come editore (e anche opinionista) de “La voce democratica”.
Per indicare la linea editoriale di questo giornale, al direttore ho detto che sono preoccupato per i giovani che sono senza lavoro o lavorano da precari, i quali non possono pensare di progettarsi una famiglia. Non bisogna essere laureato per capire che con stipendi di quattrocento o seicento euro al mese non si va da nessuna parte. E siamo noi (genitori, nonni ma anche politici e sindacalisti) i responsabili della situazione mostruosa in cui si trovano i giovani. E gli anziani? Chi percepisce una pensione attorno ai cinquecento euro, come fa a campare? E pensare che c’è chi, invece, percepisce pensioni da cinque-seimila euro al mese dopo aver intascato somme da capogiro di liquidazione. C’è qualcosa che non va, oggi. Certo, se ne parla sui giornali e nelle trasmissioni televisive, ma se ne parla con superficialità, senza la convinzione che bisogna correre subito ai ripari. Lo dobbiamo rinnovare davvero questo Paese, pensando ai bisnonni dei giovani d’oggi che non avevano nulla e hanno costruito tanto. Abbiamo bisogno di una società migliore, perché oggi il senso civico appare inaridito e il rispetto della legalità è troppe volte umiliato, perché i partiti politici faticano a promuovere la partecipazione e a selezionare una nuova classe dirigente. Abbiamo bisogno di istituzioni adeguate, di classi dirigenti responsabili, e anche di una cittadinanza consapevole dei propri diritti e dei propri doveri.
Dobbiamo rivendicare il diritto ad essere governati seriamente. La cosiddetta seconda Repubblica doveva portare aria nuova. Invece è arrivato un “fenomeno” di centrodestra che con il 53 per cento dei voti nulla di serio ha prodotto, poi la sinistra ha perso tempo con la “bicamerale” e ancora oggi “affanna”. I risultati da registrare sono allarmanti. Bastano due esempi per capire che non ci siamo. La sanità: ancora oggi i primari degli ospedali vengono scelti dalle forze politiche. Il lavoro: ancora oggi si sbandiera il precariato. Ma come si fa a vivere con una sanità che non funziona e un lavoro che non c’è? E i sindacati, dove sono i sindacati che dovrebbero difendere i diritti dei lavoratori?
Sono troppe le persone tristi, che pensano con preoccupazione al futuro. Io non ci sto. Bisogna reagire. Insomma, ho messo in piedi questa “voce democratica” affinchè si parli - anzi: si urli - di come vanno le cose oggi.
Nando Vignola
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