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La politica è in crisi, i partiti stanno morendo e allora in tanti si vogliono ficcare dentro. Dentro la politica o, meglio, dentro il potere. C’è troppa gente i giro che dice: che ci vuole? Facciamo una lista e presentiamoci alle prossime elezioni, così eleggiamo uno di noi e ci facciamo i cazzi nostri.
E i cazzi loro che hanno in mente li nascondono dietro parolone come sicurezza (che va tanto di moda), occupazione, sviluppo e ovviamente democrazia. Certo il nostro Paese non sta bene: è ammalato di preoccupazione e ansia per il futuro, di inquietitudine per le certezze del reddito e del lavoro, di insofferenza per una pubblica amministrazione considerata sfasciata e rompicoglioni, di oppressione fiscale.
Ma al non star bene degli italiani non si può rispondere con il populismo dei grilli parlanti o con il paraculismo di chi dice “fidatevi di me, ci penso io”.
La risposta la deve dare una politica con la p maiuscola che ha il dovere di capire, comprendere, interpretare e cercare le soluzioni giuste.
Sono convinto che una politica con la p maiuscola sta ritornando, grazie soprattutto al Partito democratico che ancor prima di nascere ha contribuito a cambiare il panorama politico italiano.
L’Italia uscirà dal guado. E lo farà in maniera più veloce se la politica che sta ritornando metterà al primo posto dei suoi programmi la guerra al disagio sociale. Tutte le altre parolone vengono dopo.
Quasi tre milioni di famiglie italiane vivono in povertà. Sì, povertà.
Prospero
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