|
Pensando ad Alcide De Gasperi, a Giuseppe Di Vittorio, a Pietro Nenni o a Giuseppe Saragat, la riflessione che faccio è che il “buono” viene sempre da una cultura vicino alla gente comune. Pensando ai personaggi della politica di oggi (non me ne vogliano alcuni amici che stimo moltissimo) mi viene davvero difficile rintracciare tale cultura. Però, però... qualcosa si muove. Si è appena deciso un incontro “storico”, non provvisorio, fra i due filoni culturali che hanno costruito gran parte del divenire politico italiano nel secolo che ci siamo da poco lasciati alle spalle, il secolo che ha visto la nascita, nel ‘19 del Partito popolare e nel ‘21 del Partito comunista. Questi due partiti che hanno contribuito a costruire in modo determinante la politica Italiana, si sono trovati a volte alleati ma molte volte avversari. Si sono, però, sempre trovati insieme in momenti fondamentali, come nel combattere il fascismo, nello scrivere la Costituzione, nel governare l’Italia nel suo avvio repubblicano. Momenti vecchi e momenti nuovi. Oggi, nel ventunesimo secolo, c’è bisogno di un rinnovato impegno unitario per aprire una stagione nuova della vita del nostro Paese, della sua democrazia, della sua organizzazione politica, delle sue istituzioni. Bisogna farlo soprattutto per i giovani e per i bambini che nascono adesso. E così “eredi” di quei partiti che tanto hanno fatto per l’Italia si “mettono insieme”. E’ una buona notizia.
Dico o non dico? E’ un argomento, pieno di polemiche, di queste settimane. Quante cose si dicono: da una parte alcuni parlamentari e dall’altra la Chiesa. Con la scusa della famiglia tradizionale non si pensa ai diritti e ai doveri di chi sceglie di vivere sotto lo stesso tetto. La “pruderie” è solo sessuale. Ma una persona sarà libera di volersi bene, di fare quello che vuole con il proprio corpo? Pensiamo, piuttosto, che tra le nuove famiglie ci sono anche quelle di persone anziane che vivono insieme per “solidarietà” reciproca, che spesso significa sommare due pensioni per potere pagare, E poi ci sono anche le nuove famiglie dei matti liberati dai manicomi e dei bambini liberati dagli orfanotrofi. Dico significa “diritti dei conviventi”. Perché negare diritti?
E pensiamo, piuttosto, agli ingressi di Roma. Sulla Casilina, sulla Prenestina, sulla Cassia per non parlare della Salaria, ci sono file di prostiute di tutti i colori che danno il benvenuto a chi entra nella Capitale. Sono anni che c’è questa vergogna. Ho una nipotina che, guardando fuori dal finestrino dell’auto, mi ha chiesto cosa facessero quelle donne mezze nude. Ho provato vergogna. Signor Prefetto, signor Marrazzo, signor Gasbarra, signor Veltroni, non si può fare proprio niente per togliere questa vergogna dagli ingressi della Capitale? Su quelle strade ci sono ragazze giovanissime, che vengono da ogni parte del mondo e che si trovano in una situazione di vera e propria schiavitù. Liberiamo quelle schiave. Certo, si arriva a queste situazioni perché anche lì sono in vigore le leggi del mercato. C’è l’offerta perché c’è la domanda. E molti, troppi uomini italiani si devono vergognare: sono complici del ritorno della schiavitù.
Ferdinando Vignola
|