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Chi c’e dietro? C’è ancora qualcuno che dopo aver visto il primo numero di questo giornale se lo chiede. E ci sono anche quelli che millantano “il giornale è nostro, lo facciamo noi”. Lo ripeto: dietro questo giornale ci sono io, solo io. Sì, io che ho la quinta elementare. Io che alla nascita sono stato abbandonato da chi mi ha messo al mondo e sono finito in un “istituto”, io che per anni ho fatto il “ragazzo di strada”, come quelli che oggi lo fanno a Bucarest o a Rio de Janeiro o come lo fa Florino a Roma che la notte dorme nei giardini di piazza San Giovanni. Io che ho fatto il contadino, il manovale, il pittore edile. Io che piano piano, nel 1981 ho messo sù una piccola impresa edile. Io che ho sempre nutrito dentro di me il desiderio di fare un giornale. Eccomi qui come editore (e anche opinionista) de “La voce democratica”.
I politici - tutti - dicono che la legge Biagi-D’Antona va bene. Io penso, invece, che non va bene. Come fa un giovane con seicento euro al mese, e solo per alcuni mesi, a programmarsi la vita? I politici devono fare un “mea culpa” e inventarsi qualcosa, subito, per creare lavoro. Bisogna dichiarare guerra al precariato e allo stesso tempo al lavoro nero. Non c’è più inventiva? Una volta i governi organizzavano “Conferenze nazionali” su settori o temi precisi, invitando tecnici, esperti e i rappresentanti delle categorie interessate. Erano “Conferenze” che duravano giorni e alla fine qualcosa di buono veniva fuori, da tradurre in provvedimenti legislativi. Perché non si organizza una bella “Conferenza nazionale sul lavoro”? Le riunioni a Palazzo Chigi, anche se ogni tanto si invitano i sindacati, non bastano ad affrontare il problema del lavoro.
Per aprire una attività commerciale o artigianale serve ancora una cariolata di documenti. E poi: se devi aprire una lavanderia ti serve una lavatrice industriale, se vuoi fare l’artigiano edile ti serve una betoniera, una molazza, un piccolo escavatore, se vuoi fare l’agricoltore ci vuole un trattore, una seminatrice o una trebbiatrice; anche se vuoi aprire una salumeria o una pasticceria servono “strumenti di lavoro”. Che costano. Ma uno dice: “Investo, pago a rate, faccio sacrifici per un certo periodo, ma ho un lavoro, progetto il mio futuro”. Ma spesso succede che arriva qualche “cervellone” a fare controlli e ti dice: “Questa macchinario non è a norma, non puoi aprire l’attività. Hai firmato cambiali per comprare questa roba? Peggio per te. Non puoi aprire l’attività”. Ma perché i controlli non si fanno prima, dove i macchinari si vendono?
E bravi Draghi, Geronzi e Profumo: Unicredit e Capitalia insieme, una nuova grande banca. Ben vengano le grandi fusioni se aiutano l’economia. Ma sarà così? Sono scettico. Non credo che piccoli risparmiatori e piccole-medie imprese avranno vantaggi. Quando un povero Cristo si rivolge alle banche per una pratica deve portare un pacco di documenti e famigliari al seguito per firmare. Chi ha 20-50-100 operai lavora una vita per arricchire le banche. Perché non si controllano gli interessi applicati per avere quattro o sei mesi prima i soldi di “anticipo” fatture? Quando si chiede “aiuto” alle banche per avere una risposta, dopo aver presentato documenti e garanzie, passano dai sei ai dodici mesi. Spesso subentra la disperazione e c’è chi è costretto a rivolgersi agli “strozzini” che non chiedono firme e documenti e sono più veloci di un fulmine. Poi, però... Nelle banche la musica cambia solo per le grandi imprese e per i “soliti raccomandati” e per i gestori di tante “scatole cinesi”.
Morti bianche, morti sul lavoro. Troppi, troppi. E’ una guerra silenziosa che viene tenuta nascosta. Se ne parla solo quando i morti superano il numero di cinque in un giorno. Ci si scandalizza, si fanno trasmissioni televisive, si dedica al tema un Primo Maggio e poi... e poi sul lavoro si muore ancora. Si dice che basterebbe applicare le leggi sulla sicurezza, ma non si applicano. I controlli? Si dice che mancano i controllori. Ma quando si vuole i controllori ci sono... per andare a “rompere le scatole” a qualche impresa non gradita da “tizio” o da “caio”. Gli ispettori del lavoro - che ci sono - devono setacciare l’abusivismo della manodopera in nero che viene maggiormente usata nelle periferie, nei condomini privati. Devono incastrare i furbetti che cambiano nome delle imprese (organizzando chiusure pilotate) ogni due anni e gli appaltatori che alle gare pubbliche fanno il 25-30 per cento di ribasso.
Nessuno vuole gli stranieri ma tutti se ne servono per risparmiare. Domestiche, badanti, cuochi, camerieri, lavapiatti, giardinieri, muratori, manovali: quanti stanno in regola? A mio parere neanche il sette per cento. Il tutto perché c’è chi vuole guadagnare sempre di più, senza pagare le tasse. Ma perchè non si fanno i controlli sulle rendite e sui capitali? E anche sulle automobili e le barche. Andiamo a fare riscontri tra le denuncie dei redditi e la realtà. Già, dicono che non ci sono i controllori...
Sono rimasto un “ragazzo di strada”, sono curioso di parlare con tutti: a uomini e donne, giovani, anziani, pischelle e pischelli chiedo spesso che aria tira. Insomma, faccio dei sondaggi, raccolgo opinioni. Se mi chiama Bruno Vespa, io sì che gli dico come stanno le cose in questo Paese. Nel numero scorso ho scritto che secondo me il fatto che “eredi” di quei partiti che tanto hanno fatto per l’Italia hanno deciso di “mettersi insieme” è una buona notizia. Ho fatto un “sondaggio” sul Partito democratico. C’è fiducia, c’è speranza in un cambiamento della politica italiana, anche se il primo passo compiuto, quello della nomina del “Comitato 14 ottobre” (il 14 ottobre 2007 dovrebbe tenersi l’assemblea costituente del nuovo partito) non è piaciuta perché sono stati messe assieme 45 o 47 persone che in maggioranza appartengono alla vecchia politica e perchè molti altri della vecchia politica si sono subito lamentati di non essere stati inseriti. Non è una critica a Piero Fassino, Massimo D’Alema, Romano Prodi, Francesco Rutelli, Dario Franceschini, Enrico Letta, Anna Finocchiaro o Antonio Di Pietro (che spero annunci presto, senza se e senza ma, l’adesione al Partito democratico). E’ che bisogna trasmettere subito alla gente l’idea del nuovo, perché il nuovo c’è. Altrimenti... altrimenti succede quello che è successo alle elezioni amministrative che si sono appena svolte. Ma questo - risulta sempre dal mio sondaggio - non deve voler dire che bisogna rinnegare tutto il passato. Per rinnovare il Paese occorre tener conto degli insegnamenti della buona e saggia “scuola politica” della cosiddetta “Prima Repubblica”. Per esempio, questo Partito democratico avrà il coraggio di farci rivotare scegliendo il nostro candidato alle assemblee elettive? Avrà il coraggio di fare primarie ad ogni livello, anche per candidare un consigliere municipale? Saprà dire chiaramente ai giovani e alle donne che in politica non si deve entrare per “diritto”, ma per “impegno”?
Ogni tanto penso alle vittime del terrorismo. Dal 1973 al 2007 saranno state più di duecento: poliziotti, carabinieri, politici, magistrati, sindacalisti, professori. E penso che in tv sono stati ospitati più terroristi che familiari delle vittime. Perché gli “scienziati” televisivi ben pagati (come Vespa, Costanzo, Cucuzza, Santoro, Flores o Alba Parietti diventata esperta in tutto) ogni tanto non invitano le famiglie colpite dal dolore per farci capire a che punto la giustizia ha fatto giustizia?
Certo, non si può dire che Roma sia una città pulita. Vengono i turisti e buttano per strada di tutto perché vedono che non c’è sorveglianza e pensano che qui si fa così. D’altronde fanno così molti giovani, soprattutto quelli del sabato notte. D’altronde fanno così automobilisti che buttano dai finestrini fazzolettini di carta e cicche di sigarette. D’altronde i cestini piccoli sui marciapiedi sono veramente pochi. E non parliamo della cacca dei cani. Si è parlato tanto di poliziotti di quartiere, ma chi li ha visti? Non sarebbe meglio istituire dei controllori per Roma pulita? Già, ma ci sono gli operatori ecologici dell’Ama... quelli che svuotano i cassonetti sgangherati e quando sono stracolmi e molti rifiuti finiscono per terra e lì rimangono. E così in molti si sono abituati a lasciare le buste per terra, fuori dai cassonetti anche quando non sono stracolmi. Io sono stato a Berlino nel 1993: mi hanno fatto una multa per aver buttato per terra la stecca di un cremino (gelato). Fecero bene e ancora io mi vergogno.
Ferdinando Vignola
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