La voce di Nando

Mi dia un pacchetto di Berlusconi light

?Fumare fa male. “Nuoce gravemente alla salute”. C’è scritto pure sui pacchetti di sigarette, che “il fumo uccide”. E allora gli italiani, che sono un po’ tutti strani, che le sigarette piano piano accorciano la vita se ne fregano.
Anzi, pare che ci provino più gusto a mandare giù quelle belle boccate bianche di fumo, lo aspirano a pieni polmoni quasi sforzandosi, e poi si godono quel gusto amaro che rimane alla fine del “tiro”.
Potere della nicotina, si dice. Quella sostanza che dà assuefazione e non ti fa più smettere. E invece io penso che il grosso della questione, uno dei motivi scatenanti del fenomeno dei fumatori che non calano mai, sta anche nel vizio in sè e per sè.
Se non facesse male, se non sapessi che pur di farlo ti devi giocare qualcosa del tuo futuro, quel vizio non avrebbe tanto fascino e attrattiva.
Sì insomma, ce li vedete gli italiani ad atteggiarsi con un bicchiere di acqua naturale in mano? Ma che, serve una “bionda”, e magari un bicchiere di wiskey da mandare giù ad ogni costo, anche se il sapore ti fa schifo. Però, vuoi mettere, che immagine, che scena!
Vietato, proibito e fa male, sono tre espressioni che se non esistessero manderebbero in crisi molte industrie e un intero stile di vita.
E siccome le cose che fanno male ci piacciono tanto, siccome siamo un po’ masochisti e morbosi, tanto che dobbiamo toccare con mano quanto quella cosa possa nuocere davvero, ecco che ci siamo innamorati di Silvietto.
Anzi, pare che più lui fa del suo meglio per dimostrare a tutti che ora come ora non è una persona adeguata a guidare il Paese, e chissà se lo è mai stato, più gli abitanti del nostro territorio stanno lì in fila per dargli credito, oltre che qualche voto.
Sì ci piace Berlusconi proprio come ci piacciono le sigarette: e quelle ci piacciono di più perché fanno male al nostro organismo, con problemi respiratori, e enfisemi e tumori ai polmoni che aspettano solo di diventare una realtà e non solo una minaccia, lui, allo stesso modo, attrae sempre più persone quanto più va contro gli interessi di un Paese allo stremo.
Sì, siamo stremati: dalle calamità naturali, dalla crisi, è vero, ma anche dal fatto che le risposte promesse ai cittadini tardano ad arrivare. E poi, siamo stremati dagli scandali che è assurdo attribuire alla responsabilità dei giornalisti: siamo stremati al pensiero delle cazzate che ci vengono raccontate sulla vita privata del premier dal premier stesso, al pensiero dello scempio che si sta facendo della politica, ormai ufficialmente in vendita in cambio di qualche strusciata e qualche rapporto più o meno occasionale, siamo stremati dal doverci fare i cazzi di Silvietto perché ormai la sua vita privata è diventata un fatto pubblico, che se la moglie vuole divorziare non lo dice a lui ma a i giornali e lui se le vuole rispondere a tono si affitta il salottino di Vespa, che tanto sicuramente gli fa un prezzo d’amicizia.
Ma guai a pensare che a un operaio o un lavoratore con uno stipendio da fame possa dare fastidio sapere se Silvietto stamattina è riuscito a fare le puzzette o se invece non ha digerito: ci interessa, ci interessa e come! Perché ormai siamo intorpiditi, siamo rincoglioniti, siamo assuefatti e “strafatti” di Berlusconi, di Silvietto, del Cavaliere e del “papi”.
A furia di non parlare d’altro, ci hanno costretto a non pensare ad altro, ad accumulare un gusto incontrollabile per quel sapore amaro che ti lascia in bocca il Berlusca ogni volta che scappa fuori qualche nuova velina che si candida, o, peggio, che lui direttamente fa qualche altra figura di merda internazionale delle sue. Comincio a pensare, anzi, e non si incazzino i miei connazionali, che molti che alla politica hanno smesso di interessarsi da tempo, quando vanno in cabina elettorale si ritrovano a votare per Silvio perché non conoscono altri nomi: magari diranno a se stesse, “oh, si vede che di altri capi non c’è l’ombra...”.
Un po’ come quando vai dal tabacchino e chiedi il solito pacchetto, perché ormai sei abituato così: “ma sì, mi dia un pacchetto di Berlusconi morbide...”.


Nando Vignola