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La voce di Nando Che fine ha fatto la politica? |
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Quante belle parole, quanti bei discorsi.Mi ricordano, eh già, mi ricordano le belle parole e i tanti discorsi di quindici anni fa.Ma no, che dico, di venti. Facciamo trenta? Quaranta? E che cazzo, volete dirmi che stiamo come stavamo nell’Ottocento? Che brutti pensieri che mi vengono inmente, che brutto futuro si prospetta per i nostri ragazzi. Soprattutto al meridione? E diciamolo và, soprattutto almeridione.Non che sia una novità per il nostro Paese. Anzi. E’ proprio dall’unità d’Italia che tutti prospettano questa benedetta “questione meridionale”: abbiamo fatto crociate contro il banditismo e le mafie, abbiamo inventato enti come la Cassa per ilmezzogiorno o lo Svimez, abbiamo visto sorgere “cattedrali nel deserto” come il porto a Gioia Tauro o la Liquichimica a Saline Joniche. Abbiamo visto, noi, tanti soldi pubblici andare in fumo appresso alla benedetta questione meridionale. Mentre loro, i politici, i loro fattorini e tutto il circondario di “clienti”, hanno “mangiato”, hanno “intortato”, hanno “intercettato” e “deviato” quei fondi. E siamo ancora qui a parlare di questione meridionale. Con una differenza sostanziale rispetto al passato, questo sì:mentre noi assistevamo allo scempio del Sud, mentre i vertici della politica a livello nazionale sparavano cazzate su cazzate riempiendosi la bocca di “questioni meridionali”, lo scenario è effettivamente cambiato. Sì, perché finalmente al Sud c’è un’azienda che funziona, che rende, ha un fatturato da far impallidire e è in continuo sviluppo. Mentre ci perdevamo in chiacchiere, è successo che la mafia non ci aspettasse più. E così da un nugolo di banditi, da un gruppo ben nutrito di picciotti e famiglie organizzate per controllare la delinquenzameridionale, si è trasformata in qualcosa di più: con la connivenza di certa politica, di certa imprenditoria, di certa pubblica amministrazione, la mafia si è trasformata nella prima azienda italiana. Una multinazionale che fa soldi a palate. Illecitamente, è chiaro, però intanto fa soldi a palate. Ne parlavamo esattamente due anni fa, quando su questo giornale ho scritto di “Quel fatturato della mafia”, e di quei centomiliardi l’anno che non possiamo sottovalutare. Una “questione meridionale” l’hanno bollata per l’ennesima volta, e poi altre chiacchiere e stronzate. Così adesso, nel silenzio e sottotraccia, siamo arrivati alle note finali. E sono cazzi: amari amari e amari. Sì, perchè se il governatore della Banca d’Italia oggi parla di mafia e di enti locali, vuol dire che qualche dato ce l’ha. E sono dati, ancora una volta, che si riferiscono agli affari, alla finanza, all’economia, e perché no a quel fatturato di cui parlavamo, che senza la connivenza delle istituzioni, almeno a livello locale, sarebbe stato difficile raggiungere. Ma il campanello d’allarme suona ancora più grave, e suona come una campana a morto. E la novità sta non nel rapporto mafia-enti locali, quanto nel fatto che quel rapporto è diventato “infiltrazione”, è diventato “controllo diretto”. Cioè la mafia sta diventando anche una realtà politica, senza più intermediazioni o rapporti occulti e spesso troppo “pericolosi”. Comincia a piazzare i propri uomini direttamente “nelle” istituzioni, nei consigli comunali provinciali emagari pure regionali e chissà dove altro ancora. Comincia non più a influenzare la cosa pubblica, ma a amministrarla. E’ un segnale pessimo, che sa di fine dei giochi, di fine della partita.Di resa. Perché di questo passo, vorrà dire che quel fatturato della mafia, ancora in larghissima parte illecito, illegale e perseguibile, potrebbe divenire un giorno “pulito”. Legale e addirittura “normale”, nel senso di rispettoso delle norme: perché no, se cominceranno pure a farsele da sè... Sì perché ora come ora la nostra politica, quella che ci aspettiamo che sia ancora “non mafiosa al cento per cento” e soprattutto “antimafiosa”, le risposte non le dà. Si perde in chiacchiere o segue altre “questioni” che ritiene più importanti. Così alle parole di Draghi ha fatto eco il nostro amato Presidente della Repubblica, che con voce addolorata (ma pure un po’ assonnata) se ne è uscito ancora una volta co ’sta cazzo di questione meridionale. E poi a seguire gli altri, con tante puttanate sparate per riempire i tempi morti. Nel frattempo uno dei difensori del Premier, un Premier tirato in ballo da un pentito di mafia, è andato in televisione a dire che qui da noi “con certa magistratura, non siamo più in uno Stato di diritto”. Minchia. Se penso che quel difensore è anche un parlamentare, mi domando come mai non si sia ancora dimesso, allora. Come fa a resistere come rappresentante di uno Stato che non garantisce più i diritti ai suoi cittadini. E mi chiedo che fine ha fatto la politica. La politica che doveva insorgere alle parole di Draghi, che doveva sciogliere il Consiglio comunale a Fondi, che deve rimboccarsi le maniche e invece liquida tutto con la questionemeridionale. Ah, già. Senza contare che la mafia ormai è un fenomeno nazionale, presente ovunque anche al Nord, dove fa grossi affari. Ma non lo dite in giro, sennò dovranno inventarsi qualche altra “questione” per attaccare la pippa.
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