La voce di Nando

Chi va con quel fico comincia a gheddafare

Che bello sarebbe: i terremotati abruzzesi lasciano le tende e vanno nelle case e il Cavaliere lascia ville e palazzi e si fa montare una bella tenda dentro Villa Borghese. Una bella tenda come quella di Gheddafi.
Sì lo so, quella storia per cui chi si accompagna allo zoppo, se non comincia proprio a zoppicare, quantomeno inizia un pochino a ondeggiare e traballare mentre cammina, è solo un vecchio detto, un modo di dire coniato chissà quanto tempo fa.
Però guai a sottovalutare la saggezza popolare. E in fondo è proprio vero che frequentare persone affette da una certa “devianza”, specie se quella devianza la coltiviamo dentro di noi già da parecchio, può dare davvero il via a un degenerare evidente di azioni e atteggiamenti. E’ quello che è successo al nostro premier. Da quando, praticamente unico nel panorama dei governanti occidentali, ha preso a frequentare assiduamente il leader libico, a essere pappa e ciccia col dittatore di Tripoli, Berlusconi s’è messo pure lui a gheddafare. Chissà se il medico di fiducia del Cavaliere, il buon vecchio Scapagnini, s’è accorto del fenomeno. Comunque sia gli do volentieri io una mano con la diagnosi: si tratta di un caso molto grave di gheddafite acuta. Speriamo non cronica.
L’imprenditore che si fa politico, il politico che si fa capo del governo, il capo del governo che si fa uomo forte: manca, o mancava, un ultimo passaggio, quello dell’uomo forte, carismatico, che si fa dittatore. No, a questo Silvietto non c’era ancora arrivato, anche se la sua predisposizione d’animo era già chiara da tempo. Però, complice la fine della seconda guerra mondiale e dell’era dei totalitarismi, complici i fatti che seguirono alla caduta del muro di Berlino, un esempio da ammirare da vicino al Cavaliere (per quanto spesso attorniato da nostalgici di primo piano) era sempre mancato.
Ci voleva il vicino di casa, il compagnuccio del cuore, e quello è arrivato. Con la tenda beduina a Roma, poi nelle tende degli sfollati dell’Aquila. Ma ancora la situazione non era proprio precipitata.
Poi, però, il generale ha deciso di organizzare festa grande per i quarant’anni della “liberazione” della sua Libia. Ed ecco il patatrack. Silvietto, andando a fare visita all’amico, avrà visto che lì a casa sua, a Gheddafi, nessuno rompe i coglioni: tutti sono d’accordo, nessuno critica, nessuno fiata se quello antepone sé stesso al bene di tutti. Se non lo fa lui che è un dittatore… E allora nel Cavaliere deve essere scattata la scintilla, si sarà detto “Cribbio, ma se lo può fare lui, perché non lo faccio pure io?” e si è messo in testa di zittire tutti. Tutti quei rompicoglioni che si erano impicciati dei suoi cazzi personali, tutti quelli che si erano permessi di dare giudizi, di maturare e far maturare nella gente un minimo di analisi critica della verità… chi glielo ha dato il permesso? E via giù denunce, querele, mandati di killeraggio giornalistico per “sputtanare” quelli che si erano permessi di interrogarsi, di indagare se il capo del governo italiano fosse davvero ancora la persona più adatta a guidare il Paese. Mica sono problemi loro, o dei cittadini questi: di che si impicciano? E poi, se lo vogliamo dire, anche in Europa le cose proprio non vanno. Come è possibile che un commissario o una commissione dell’Unione si permettano di valutare l’azione di governo? Ma scherziamo? Stiano zitti o faccio un casino!
Che spettacolo, ormai Silvietto non si trattiene più e va a briglie sciolte, va dove lo porta il cuore, come si suol dire: e si sapeva da tempo che quel cuore batte per controllare tutto quello che si riesce a controllare, per censurare anche l’incensurabile e garantire una tranquilla sudditanza a tutta la popolazione. Ringraziamo allora Gheddafi, per aver fatto scuola e aver liberato il nostro Premier dalle ultime esitazioni e qualche insano ripensamento. Ma in fondo con la Libia il rapporto andava ricucito, e quindi si dirà che è stato il destino a metterci lo zampino. Certo, verrebbe da interrogarsi su chi sia in concreto a giovarsi dei buoni rapporti con la Libia, quali imprenditori nel dettaglio, quali ditte e per quali appalti e opere. Chissà, forse chiedo troppo: meriterei di essere zittito pure io...


Nando Vignola