La voce di Nando

E dopo Berlusconi sarà ancora Berlusconi

Ho un timore. Un leggero brivido dietro la schiena che, ogni tanto, si fa sentire e dà anche qualche prurito. Dalle parti delle chiappe. A volte, infatti, mi prende la curiosità, mi vengono in mente tante e tante domande sul futuro del nostro Paese: usciremo prima o poi da questa crisi? La politica tornerà ad essere un po’ più sana dello schifo che è diventata? Il popolo tornerà a contare qualcosa?
Finché, di domanda in domanda, arriva il dunque: ma dopo Berlusconi, cosa ci sarà? Che accadrà?
E’ da lì che sale la paura. Il sospetto che dopo Berlusconi ci sarà ancora Berlusconi, in un modo o nell’altro. Che vuol dire in un modo o nell’altro? Semplice, facciamo ipotesi e riflessioni: partiamo dal futuro non troppo lontano, dalla fine della legislatura. Si sa, il sogno nel cassettone del villone di Arcore è grosso e ingombrante: tanto quanto un colle intero, quello del Quirinale. E allora la prospettiva di un Cavaliere presidente è abbastanza inquietante, date le assolute doti di equità e imparzialità che il Silvietto nazionale ha dimostrato in tempi non sospetti, senza contare il suo attaccamento quasi devoto per la nostra Costituzione...
Mettiamola così, Berlusconi ha già fatto un po’ il presidente della Repubblica in passato, o almeno ci ha provato (ricordate il caso Englaro, no?) e il suo comportamento in quei frangenti non lascerebbe certo ben sperare. Né l’eventualità che al Quirinale arrivi un suo “fedelissimo” (vedi Gianni Letta) o una sua controfigura di sorta, farebbero sperare in meglio. Con Silvio che dall’alto del colle più importante di Roma, sarebbe ben disposto a proiettare la sua ingombrante ombra su Governo e Parlamento.
D’altro canto, l’uscita dai giochi per Palazzo Chigi di Berlusconi, imporrebbe la creazione di nuove maggioranze e nuove alleanze partitiche. Saltata la repulsione anti-Silvio di Di Pietro, venuta meno la forte leadership del Cavaliere in seno al nuovo Popolo delle Libertà (tra ex-forzisti e ex-An), nessuno vieterebbe un sodalizio tra Tonino e Fini, basato sui valori (sì un po’ Forza Italia dei Valori) della giustizia, del giustizialismo, dei “giusti” opposti a tutti i “diversi”.
Anche perché l’elezione del Presidente della Repubblica, almeno sulla carta, si farebbe sempre in un secondo momento rispetto alle nuove maggioranze nelle due camere... quindi intanto tutti a fare come il sordo del compare (quello che sa il cazzo che gli pare)...
Una prospettiva, quella di una “sbandata” a destra, che resterebbe tra l’altro valida anche nel caso di una imprevedibile e scenografica uscita di scena dalla vita politica del Cavaliere, un improvviso “lascio il campo” affidato a tutti i cartelloni pubblicitari e i manifesti, con un chilo di cerone portato giù lungo la liscia guancia, sotto il peso di una lacrima gonfia di silicone.
Ed è proprio qui il punto: il cammino tracciato in questi quindici anni dal Premier, rappresenta anche un solco per il fututro da cui sarà complicato uscire. Volente o nolente Silvietto ha creato uno standard da cui difficilmente chi voglia governare il nostro Paese potrà presto discostarsi. Quella dell’uomo forte.
Controllo dell’informazione, impunità e intoccabilità del capo del Governo coi suoi “bravi” colleghi, labilità della Carta costituzionale, facilità di consenso attraverso una comunicativa reiterata populista e propagandista: tutti prerequisiti che, proprio grazie all’esperienza di Silvietto, sono divenuti insostituibili per chi voglia concretamente guidare il Paese.
Già, anche la sinistra, se mai dopo il Pd ne resterà viva una, dovrà adeguarsi a questa prospettiva: quella del leader carismatico, quella del “dittatore”, fosse anche illuminato e ben disposto verso tutti, non solo verso sé stesso. E il passaggio di consegne tra Veltroni e Franceschini, con tutto il rispetto, non sembra aver colto questo aspetto: non a caso è pur sempre “l’uomo dei Valori” Di Pietro a vedere rafforzato il suo ruolo e il suo consenso. Un motivo in più per temere un suo “passaggio dall’altra parte” nel momento in cui il “tabù” berlusconiano venga meno.
Serve, servirà, ahimé, un Berlusconi anche al centrosinistra: qualcuno avrà sperato in Soru, ma vedendo che non caccia i soldi neanche per salvare l’Unità...


Nando Vignola