La voce di Nando

E paghiamolo sto canone Rai!

?In tanti non pagano il canone Rai e vedono ugualmente la tv. Un comportamento che è stato proposto addirittura da qualche politico: una stronzata. Allora, non bisognerebbe abbonarsi nemmeno a Sky o al digitale terrestre. Se la tua passione è il calcio, il cinema, se tuo figlio ha voluto il “grande fratello”, se il piccolo di casa si è fatto promettere i cartoni animati, prova a non pagare l’abbonamento a Sky, prova a contestarne l’aumento del canone non previsto: per scoprire, nel contratto che ti trovi in mano, tra asterischi e postille, di non avere nessuna garanzia sulla qualità ed i tempi dei servizi forniti. Non è prevista nessuna modalità per la risoluzione bonaria delle eventuali controversie, non sono previsti rimborsi per l’interruzione o il difetto dei servizi erogati: bisogna pagare, pagare salato e stare zitto.
Il pagamento del canone rappresenta la fonte principale di finanziamento del servizio pubblico televisivo nella maggior parte dei Paesi europei e l’Italia risulta essere quello con la tassa più bassa. Perché non pagare?
La prima legge che prevedeva il pagamento del canone venne introdotta in Italia da Mussolini nel 1938 per finanziare la macchina propagandistica del regime. Dato che in quegli anni la televisione ancora non c’era, l’abbonamento che prevedeva il pagamento per gli apparecchi atti alla ricezione delle radio-trasmissioni, si riferiva esclusivamente alla radio. Dagli anni ’50 in poi è stata applicata alla tv.
Oggi, secondo la legge, a pagare il canone dovrebbero essere coloro in possesso di uno o più apparecchi atti alla ricezione dei programmi televisivi e, trattandosi di una tassa sul possesso degli apparecchi, il canone andrebbe pagato indipendentemente dall’uso del televisore o dalla scelta delle emittenti televisive.
La Rai lamenta una grave evasione del canone, a cui si ricollega anche la crisi finanziaria che ogni anno spinge gli amministratori a chiedere un aumento degli importi, al fine di sanare il deficit. Così l’azienda televisiva per combattere quest’evasione sta effettuando, anche grazie all’aiuto della Guardia di finanza, richieste e accertamenti porta a porta nei confronti di tutti i nuclei familiari risultanti negli elenchi anagrafici dei Comuni d'Italia non ancora abbonati (oltre il 25%). Questi tipi di controlli però non vengono effettuati per i canoni speciali, e quindi per oltre 4 milioni di imprese dotate di connessione Internet (condizione che le farebbe rientrare nell’elenco di chi deve pagare il canone alla Rai). I canoni speciali di abbonamento nel 2006 risultano essere solo 171.554, poco più del 4% dei canoni dovuti dalle sole imprese. Se poi a queste si aggiungono anche i lavoratori indipendenti che non risultano come imprese (come banche, uffici postali, enti locali e pubblici, associazioni) che superano i due milioni, è evidente che l’evasione del canone speciale risulta pressoché totale, con un danno erariale di svariate centinaia di milioni di euro l’anno.
La Rai è servizio pubblico.
Tutti paghiamo la realizzazione delle strade, delle scuole, degli ospedali... e tanti altri servizi. Diciamo, allora, che non c’è un controllo su come vengono fatti gli investimenti: non solo per la tv, ma in tutto quello che è pubblico.
Ci vuole più vigilanza.
Se tutti pagassero il canone si starebbe molto meglio. O no?


Nando Vignola