La voce di Nando

Chi lo scudo e chi il 41 bis

E che cazzo, qua non la finiscono più. Con le prese per il culo e coi “pizzini”. Ma adesso, che le carte sono in tavola, scoperte, adesso che i soldi dello scudo fiscale sono finalmente rientrati, e che i boss se ne stanno in carcere (duro?) a meditare sulle malefatte, non servono più tante formalità. Adesso che i denari illegalmente detenuti all’estero sono stati “ripuliti”, è facile sparare cifre trionfanti sull’operazione, far vedere che era una cosa giusta e le previsioni sono state più che rispettate: fare così è peggio che mentire. E’da figli dimignotta, senza voler offendere alcuna donna, per carità. E adesso che la trattativa stato-mafia è approdata nelle aule dei tribunali, non servono più nemmeno i pizzini per lanciare i messaggi: basta una frase, una esplicita richiesta nemmeno velata, e il messaggio arriva dove deve arrivare.Cosa ne penseranno gli italiani? Nonc vi preoccupate, c’è tanta brava stampa di regime capace di mostrare una cosa per un’altra, che gli italiani se ne staranno buoni buoni lì a guardare. E poi ce ne saranno un po’, come il sottoscritto, che inizieranno l’anno ancora più incazzati di come hanno finito il 2009. Ma di loro, sticazzi. Se non la pensano come gli altri sono terroristi e quindi peggio per loro. Peggio per noi. Allora andiamo con ordine e partiamo dallo scudo. 95 miliardi sono rientrati. E così rimetteranno in moto l’economia. Che culo! Abbiamo risolto i problemi, finalmente. Peccato che la storia, la provenienza, le irregolarità che stanno dietro a queimiliardi oramai sono cancellate, a tutto vantaggio di chi è stato ladro delinquente evasore o farabutto. Peccato, poi, che sul metro di giudizio del nostro caro ministro in termini di previsioni per l’economia, e soprattutto su quanto si fa affidamento su certe stime e certi tipi di risorse, persino la Corte dei conti non è d’accordo.Volete due esempi per essere più chiari ? Per lo scudo fiscale, credo proprio che è perfetta la storia di due contadini afflitti da una scarica di cacarella. Uno se ne corse almercato, la fece inmezzo ai banchi fregandosene di tutti gli avventori, e però un venditore di pesce lo premiò perché aveva distratto tutti dalla puzza dei suoi merluzzi andati a male. L’altro, invece, che era onesto e educato, fece come gli avevano detto che si doveva fare: corse inmezzo a un grosso campo incolto, e si liberò in mezzo alle erbacce. Per non appestare gli altri contadini che aspettavano il suo ritorno, poi, prese pure qualche foglia per pulirsi il culo. Ma non si accorse che si era fermato in mezzo a un campo di ortiche. Ecco, lo scudo fiscale, deliberatamente onora chi non ha rispettato le regole, chi ha portato all’estero le proprie fortune, ottenute e trasferite inmaniera pure illegale, e oggi ha avuto la possibilità di vedere “sanati” praticamente gratis (pagando il 5 per cento dell’ammontare, quando altri Paesi hanno “scudato” a prezzo anche del 48 per cento) i propri soldi, le proprie azioni e le proprie responsabilità. Persino quella di aver contribuito a che quei pochi italiani onesti che hanno pagato sempre le tasse, pagassero ancora di più, fino a oltre la metà dei propri ricavi. Questi poveri onesti, oltre a dover sostenere lo Stato pure per conto degli “infamoni” di cui sopra, ora si vedono offendere da un governo a caccia di soldi per l’economia e di favori per i propri amici. E questo fa rodere il culo più che una passata di ortiche. E poi, questi famosi danari, chi lo dice che andranno a rimettere in circolo l’economia? E se andassero investiti in fondi e azioni sui mercati finanziari emergenti? E se finissero sotto i materassi? Come possiamo farci tanto affidamento? E’ un po’ quello che lamentava la Corte dei conti: potremmo fare la fine di quel tale che si infilava le supposte dentro l’orecchio, sicuro che tanto avrebbero fatto effetto lo stesso. Per non scomodare le chiappe, fece una brutta fine. Però, in fondo, che importa se la Corte dei conti nutre dubbi, o se i contribuenti sono allibiti per questo “oscar alla carriera” conferito ai farabutti: l’importante è essere andati oltre le aspettative, e poter vantarsi di numeri trionfali. E ci voleva tanto, dico io? E’ come regalare una bella pecora grassa a un lupo: ma pensate davvero che quello possa rifiutarsi? Ma no, titoli e titoloni: 80 miliardi, no ottantacinque, no facciamo 90! Tombola! Come per i processi di Berlusconi, il numero sale fuori controllo: erano una diecina, poi venti, ora stiamo ben oltre i cento e il numero sale. Sale, perché il povero Silvio più è perseguitato e più trova giustificazioni. Più è “aggredito” e più non si pensa al suo passato da “aggressore”, e si fa il suo gioco. Come fa Di Pietro, che pur con lemigliori intenzioni sta aiutando il Premier a affossare quel briciolo di opposizione che era rimasta in Italia. E come ha fatto Tartaglia, a cui è andato pronto il perdono del povero Silvietto aggredito, e magari presto (facciamo una scommessa) arriverà una proposta di lavoro in Mediaset, Fininvest o chissà dove. Intanto però è scomparsa dalla testa degli italiani tutta quella storia delle escort, dei processi, delle accuse dei mafiosi. E se tutti hanno sentito quella frase, quel commento del boss Graviano quando è stato zitto all’udienza del processo contro Dell’Utri, quella allusione alle sue condizioni di detenzione, a quel “41 bis” veramente duro da sopportare, oggi arriviamo al paradosso: se viene concessa un po’ più di “aria” al boss, se si alleggerisce anche di poco la sua situazione di detenuto, non si capisce più il perchè. Possibile che i “giornali di famiglia” del premier e dei suoi amici riescano a cambiare le carte in tavola pure su questo? “E’per farlo pentire meglio, è per fargli accusare Silvietto” dicono. Ma come cazzo si fà a vedere la realtà in questomodo così distorto, addirittura all’incontrario, per la miseria! Ho seguito in diretta le fasi dell’udienza. A quelle parole, a quel “Sto male” pronunciato dal boss, io e il direttore di questo giornale ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: questo è un “pizzino”. Questo qui sta dicendo “io sto zitto, non vi sputtano, non vi rovino la vita, però in cambio voglio un altro trattamento”. E non l’abbiamo inteso solo noi, sia chiaro, ma anche giornalisti e giornali più illustri di questo. Però niente, stiamo nell’era berlusconiana, nel quindicesimo anno del ventennio (c’è quasi da augurarsi che ci si fermi a un ventennio) del Cavaliere: qui basta che una cosa stia alla tv o in certi giornali che diventa vera, l’unica possibile, diventa legge anche quando non ci pensa il Parlamento. Così serve lo scudo fiscale, cosìGraviano è incentivato a parlare contro il Premier, e così serve davvero riformare la giustizia, serviva il federalismo fiscale (che col patto di stabilità ha bloccato molti Comuni, con danno sempre per i cittadini) e sono servite le ronde e tante altre stronzate che tanti danni stanno facendo al Paese, come mai nella storia. Sì, un record Silvietto ce l’ha: è quello che ha fatto più cazzate e danni di tutti da quando è al governo... Pensare a chi non ha più lavoro, a chi muore di fame, alle piccole imprese che sono nella merda, invece, non è cosa da ottimisti. E’da terroristi...


Nando Vignola