La voce di Nando

Le buste paga e il grano

Anno nuovo, tarantella vecchia. Sono anni che Silvietto canta lo stesso ritornello: riforma della giustizia e intercettazioni telefoniche, un paio di lodi l’anno e via discorrendo. Naturalmente sempre per il suo interesse. Naturalmente, dico, perché è la cosa più naturale del mondo che uno pensi per prima cosa ai cazzi propri. E sia... ma ancora non ha finito? Possibile che tra un ritocco dell’iva alla concorrenza e un annullamento di tutti i processi che lo riguardano, proprio non riesca a trovare il tempo per occuparsi anche di altre questioni? Mai una volta che parlasse delle riforme del lavoro o di trovare una soluzione per fare in modo che aumentino i soldi nelle buste paga. Qualcuno ha cercato di mettere mano al costo del lavoro? Le retribuzioni (paga base e contributi) oggi in Italia sono più alte che nel resto d’Europa. Ma ai lavoratori in busta paga rimangono spiccioli. Certo, se il Cavaliere avesse le sue entrate esclusivamente sotto la forma di una gigantesca busta paga, non dubiterei che si dannerebbe ogni anno per cercare di lasciarla più intatta possibile. Ma siccome a lui, delle buste paga dei poveri cittadini italiani, non gliene frega un emerito cazzo, perché mai dovrebbe cercare provvedimenti in materia? Non lo fa, è “naturale”. Naturale per l’uomo in quanto animale, geneticamente simile alla scimmia. No, non è naturale in una società “evoluta” (diciamo così) come quella italiana del terzo millennio, in cui sarebbe forse più naturale che il capo del governo pensasse agli interessi di tutti, agli interessi del popolo.
In favore di quegli interessi, invece, il Cavaliere si limita a gridare, a lanciare proclami, come quando era in piena campagna elettorale.
Proprio come quando gridava, all’opposizione del breve governo Prodi, per la vergogna che gli sbarchi dei clandestini rappresentavano. Ora questi poveri cristi arrivano in 1000/1500 la volta. Un afflusso di queste dimensioni erano anni che non si vedeva. Ma nessuno grida più.
Ha gridato, ancora, il premier, contro le morti bianche e le disgrazie che si verificano sul posto di lavoro. Eppure le morti bianche in pochi mesi sono aumentate. E a me piange il cuore. E’ così difficile cercare di aumentare queste benedette buste paga per fare lavorare più serene le persone? Con più tranquillità per chi lavora, probabilmente calerebbero anche le morti bianche.
Caro Silvietto, con il tuo “sorriso” hai detto a noi italiani che non stiamo in crisi. Questo perché abbiamo speso per i soli generi alimentari di più rispetto al 2006/2007. L’equazione torna facilmente: vuol dire che economicamente stiamo bene. Ma io voglio cambiare punto di osservazione. Guardo all’ultima tredicesima, guardo alla “cassa edile” per chi lavora nell’edilizia. Da questa prospettiva si capisce che l’unica cosa da fare oggi, con i propri soldi, è quella di spenderli per mangiare. Altro non si può fare. Ci mancherebbe solo che tu intervenga a levarci anche questo gusto. Tu con il tuo “sorriso”, magari per privilegiare i tuoi interessi, ne saresti di certo capace.
Caro ministro dell’agricoltura, Luca Zaia, sentire le tue raccomandazioni agli italiani di non comprare l’ananas, di acquistare i prodotti italiani, non mi ha proprio convinto. Un appello, il tuo, che sotto le feste ha avuto una forte eco. Ministro, ma lo sai quanti vaffanculo ti sarai preso dai contadini (che in gran parte contadini son rimasti anche se adesso li chiamano coltivatori o agricoltori)? Per saperne come stanno le cose nell’agricoltura, nella zootecnia e dintorni bisogna andarsi ad infangare le scarpe e respirare un po’ di merda e di piscio di pecore, vacche e altri animali. Sennò non si possono lanciare per aria appelli sperando che siano dotati di una qualche credibilità presso tutti coloro che ancora oggi sputano sangue lavorando la terra.
Ma davvero è importante parlare di ananas quando un quintale di concime costa cento euro? Certo, visto che nessuno lo comprava è calato a 40 euro, un calo di prezzo che andrebbe comunque spiegato, anche se rimane comunque caro. Perché non parliamo di quanto costa un litro di gasolio? O vogliamo parlare del fatto che se compri un macchinario agricolo ti viene caricato il 20 per cento di iva. Parliamo di contributi? Parliamone, ma parliamone sul serio, caro ministro.
Parliamo di un quintale di grano di semina: il prezzo sul mercato va dai 57 ai 60 euro, mentre all’agricoltore dopo il raccolto gli viene pagato 13/17 euro. O non sarebbe il caso di parlare di come fanno i supermercati a vendere a due euro un litro di olio extravergine di oliva: quando solo il costo di produzione, per oliveti sopra alle 5000 piante, si aggira intorno ai quattro euro al litro. Se penso che a pisciarci dentro alle bottiglie si risparmia parecchio, mi viene un sospetto assurdo, ma anche tanta voglia, questa sì, più che legittima, di non comprare neanche sotto tortura quegli oli a prezzi così scontati. Chissà, chissà che cazzo c’è, davvero, dentro a quelle bottiglie...
L’integrazione economica per quanto riguarda l’agricoltura deve essere riconosciuta a chi vende il prodotto seriamente e in maniera controllata. Invece viene troppo spesso riconosciuta in ragione del “foglio catastale”. Una grande truffa, questa, soprattutto nei confronti di chi lavora veramente la terra e nei confronti di chi lavora sempre, quando piove, quando fa freddo e quando fa caldo. Anche a Natale, Capodanno, Pasqua e Ferragosto.
Caro ministro, io parlo da contadino. La mia infanzia, l’ho passata lavorando duramente nei campi. Parliamone. Anche di questo.


Nando Vignola