La voce di Nando

"Eredità" di Gasbarra a Zingaretti

?Questa è una lettera aperta al presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. Caro presidente, in questi giorni lei è impegnato, assieme a Goffredo Bettini, a non far naufragare il Partito democratico, ma voglio richiamare la sua attenzione su una questione (della quale si potrebbe anche ridere...) che il suo predecessore Enrico Gasbarra si era impegnato a risolvere ma non ha risolto. Si tratta di una “eredità” che Gasbarra le ha lasciato.
Un anno fa questo giornale denunciò una situazione diciamo... un “po’ imbarazzante”. Riassumo. In via Pianciani da sempre “lavorano” prostitute e travestiti. Portano i clienti in squallide stanzette nella stessa via o nelle vie adiacenti. Una signora, però, che “batte” all’angolo di via Principe Eugenio con via Pianciani, i clienti li porta a “casa sua”. Ma dov’è “casa sua”? Ecco il racconto di un cliente della signora che abbiamo pubblicato un anno fa.
“Imbocchiamo via Pianciani e pensavo mi portasse in uno di quegli squallidi appartamentini ai quali si accede da diversi portoncini. E invece no, mi porta davanti all’ingresso di uffici, un ingresso un po’ illuminato. Tira fuori una chiave e apre un portone cancello. Entriamo. Subito un altro portone di alluminio anodizzato, tutto vetri, che era aperto. Subito ancora un gabbiotto con dentro, seduto a guardare una tv o lo schermo di un impianto a circuito chiuso, un giovanotto in divisa, una guardia. Mi preoccupo un po’, ma il giovanotto fà finta di niente e lei, proprio all’altezza del gabbiotto, con un’altra chiave apre una porta, una porta attorno alla quale erano appesi manifesti, come in tutto il corridoio dal gabbiotto in poi. Lei mi fa strada e mi trovo in un corridoio tipo quello di una scuola con, sulla destra, altre porte tipo porte di “aule”. Una di queste porte è socchiusa, l’interno è illuminato e si sente un televisore. Mi porta in fondo, nell’ultima stanza. C’è un divano e un tavolo con pinze, tenaglie, cacciaviti, lampadine e altra roba che mi fa venire in mente di essere in una stanza di oggetti per manutenzioni. In un angolo vedo anche stracci per pavimenti e scopettoni. Penso: questa è una che qui fa le pulizie e di notte si dà da fare. Ha l’accento straniero. Dice essere argentina, da tanto tempo in Italia. La pago, mi spoglio, e mi metto sul divano. Le chiedo: ma abiti qui? La risposta è sì. Sarà... Facciamo quello che dobbiamo fare, mi rivesto e mi accompagna lungo il corridoio fino alla porta. Per uscire c’è un pulsante, mi dice. Ma il portone-cancello sulla strada è aperto: il giovanotto è fuori, sul marciapiede a parlottare con altri due in divisa come lui. Esco e passando davanti alle guardie dico buonasera. Mi rispondono buonasera. Che situazione davvero strana. Faccio quattro passi, faccio il giro dell’isolato e ripasso lì davanti. Il portone-cancello è chiuso e intravedo il giovanotto al suo posto, nel gabbiotto. Fuori leggo la targa Provincia di Roma. Più in là leggo Anas e più in qua Provveditorato agli studi. Mi rendo conto che dove ero stato le finestre danno sulla strada. Le tapparelle sono un pochino alzate e si vede la luce dell’interno. Ricostruisco la stanza dove c’era la televisione accesa, è quella dove sono stato sul divano. Sbircio dentro un’altra finestra e intravedo una macchina del gas con sopra una caffettiera. Su ogni tapparella c’è un foglio con scritto: abitazione privata si prega di non disturbare. Eh sì, m’ha detto che abita lì... ma che strana abitazione. Vado a casa pensando che, comunque, mi è piaciuto quello che abbiamo fatto sul divano. Ero soddisfatto. Una settimana dopo rieccomi lì a cercare quella donna. In strada non c’è. Vado verso le finestre e c’è la luce accesa. Busso. Eccola. Vieni, vieni, ti apro. Vado al portone-cancello e lei apre da dentro automaticamente. Il giovanotto-guardia non c’è ma il gabbiotto è illuminato. La strada la conosco e rifinisco sul divano. Esco e la guardia ancora non c’è. Terza volta, ribusso alla finestra. Sono le tre di notte. Sente, ma mi dice che è troppo tardi, che non posso andare oltre l’una. Ma quando vuoi venire - mi dice - telefonami, anche di giorno. E mi passa un foglietto col nome e il numero di un cellulare. Due sere dopo non era in strada e l’ho chiamata. E’ uscita e mi ha portato sul divano. Altre due volte sono stato lì. Una volta c’era anche il giovanotto-guardia, lo stesso della prima volta. Penso: cinque volte sono stato a scopare con una puttana su un divano entrando da un ingresso di uffici pubblici. Quando il giovanotto-guardia non c’era, avrei potuto intrufolarmi in quegli uffici. Avrei potuto passare la notte lì dentro. Avrei potuto... E se io fossi stato un ladro, o un terrorista?”.
Dopo quanto pubblicato su “la Voce Democratica”, ripreso anche dal “Corriere della Sera”, la Provincia di Roma si è affrettata a dichiarare che lo stesso presidente Enrico Gasbarra aveva inoltrato una lettera, indirizzata al capo di Gabinetto, nella quale chiedeva chiarimenti sulla situazione di via Pianciani. Nella missiva c’era scritto di “verificare se la situazione crea disagio ai dipendenti e agli utenti e di segnalare comunque il tutto alle Forze dell’Ordine”. Poi, in Consiglio provinciale, ci fu una interrogazione di due rappresentanti di Alleanza nazionale, Piergiorgio Benvenuti e Barbara Saltamartini, i quali chiesero, tra l’altro, “in che modo - essendo il palazzo sede della Provincia di Roma controllato giorno e notte da un servizio di vigilanza posto all’ingresso dello stabile - i clienti della prostituta potevano avere libero accesso al suo appartamento, soprattutto di notte, quando l’attività diventa più intensa, dal momento che il portone avrebbe dovuto essere chiuso e vigilato”.
A quella interrogazione Enrico Gasparra rispose che si sarebbe attivato per risolvere la questione.
E’ passato un anno, caro Nicola Zingaretti, e non è successo nulla. E’ passato un anno e c’è ancora chi va a puttane entrando in un portone dove fuori c’è la targa “Provincia di Roma” e sopra ci sono le bandiere di Roma, dell’Italia e dell’Europa. Non si è fatto e non si fa nulla per risolvere la questione, neppure più una interrogazione da parte di qualcuno.


Nando Vignola