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Che situazione, che situazione di merda! C’è la crisi, c’è la crisi!
Attenzione, in questa sede parlo da cittadino, da editore, da piccolo imprenditore: la crisi c’è e non si può negare. Ma c’è crisi e crisi... Chissà perché, quando c’è la guerra, quando c’è la carestia, quando i soldi non ci sono, non circolano, quando ci sono i problemi, insomma... i problemi non sono mai uguali per tutti. Proprio come le leggi. E in Italia, guarda un po’, c’è chi le leggi da anni se le fa su misura. Questo lo sanno tutti. Ma va bene così, non c’è problema. Lo chiamano conflitto di interessi. Eppure la sinistra se ne ricorda solo quando sta all’opposizione, e al centro-destra, che da quegli interessi trae potere come una stella che vive di luce riflessa, di “risolvere” il conflitto, non gliene può fregare di meno... Così questi benedetti interessi continuano a fare a cazzotti tra di loro, questo agli occhi dei cittadini, e anche ad accordarsi in maniera perfettamente studiata, questo agli occhi del Cavaliere e del suo entourage. E la forza degli interessi di Silvietto emerge proprio quando tutti se la passano male. Qualcuno si domanderà infatti, io almeno me lo chiedo da tempo, come sia possibile che in tempi di crisi per tutti, per tutti quelli che con le loro imprese e aziende se la cavavano abbastanza bene fino a pochi mesi fa ed oggi piangono miseria, il baraccone che direttamente e indirettamente fa capo alla famiglia Berlusconi si sia ripreso in modo impressionante. Silvietto sembrava messo male, all’alba della seconda Repubblica e in certi campi anche a mattino inoltrato: e adesso che tutti se la pigliano in culo per i giochetti di una finanza che più che fantasiosa è divenuta criminale, le “sue” aziende campano di una salute invidiabile. In mezzo, andando a vedere, cosa è successo? Niente di rilevante, è solo entrato in politica e si è messo a governare, a fare le leggi. Anzi, purtroppo, ce lo abbiamo messo noi italiani lì a Palazzo Chigi, addirittura due, tre volte, intontiti dalle false promesse di un venditore di pentolame salito di categoria, passato di livello. Sì, in quanto a cazzate, mistificazioni, magheggi e doppie facciate Berlusconi non è più un peso mosca: è un supermassimo, un gigante, un cristone. Certo, spiace constatare che anche gli altri non sono rimasti affatto a fare i pesi gallo (anzi, proprio i “pesi Mosca”) e si sono in molte occasioni adeguati. Sennò col cazzo che l’ex pelato di Arcore andava avanti a infinocchiarci a ripetizione... Proprio come in questi giorni, in queste settimane. Ora che c’è la crisi. Per tutti, o quasi. Il governo vuole farci credere che le banche stiano vicino ai piccoli e medi imprenditori, ai commercianti... ma nessuno spiega che le banche non sono associazioni caritatevoli, centri di sostegno per i poveri o enti assistenziali: le banche sono un ingranaggio del nostro sistema economico, e pertanto devono guardare al proprio tornaconto. Questa è l’unica “legge” che rispettano, e non stanno certo a guardare in faccia al piccolo imprenditore per farsi impietosire... Anche in questo campo l’equazione è sempre la stessa: se sei un buon pagatore (cioè se c’hai già i soldi) riesci ad ottenere facilmente prestiti, finanziamenti, fidi, mutui... altrimenti sono cazzi, e cazzi amari.Succede quindi che da un lato gli istituti di credito accetteranno a braccia aperte gli aiuti e tutto il sostegno possibile e immaginabile da parte di uno Stato che si è riscoperto “interventista” nel campo dell’economia, mentre saranno sempre più chiuse nei confronti di chi si trova con l’acqua alla gola per colpa di questa crisi. E i titolari di quelle piccole e medie imprese, che secondo il governo riceveranno il sostegno proprio del mondo bancario, si troveranno con la canottiera alzata e le mutande calate... Eccoli all’orizzonte i licenziamenti, non c’è alternativa. Però chi si muore di fame, grazie a quel galantuomo di Silvietto, ora per colpa della fame potrà soltanto “svenire”, grazie ai 40 euro della social card: un’iniziativa che dovrà valergli eterna memoria, ed un busto in marmo bianco di Carrara, proprio come avvenne per il suo illustre predecessore, cui spetta la paternità dell’ invenzione della “tessera alimentare”, cui questa social card somiglia tanto. Ma io vorrei andare un poco oltre e fare un esempio. Non risponde alla domanda sul perché le azienducole del Cavaliere siano risorte dalla loro crisi debitoria come per magia, per mezzo di un “miracolo italiano” o all’italiana: però fa capire come il conflitto di interessi sia una mera invenzione, e potrebbe essere riscontrato ovunque a furia di essere maligni. La figlia del Premier, da pochi giorni convolata a nozze, ovviamente con il nostro Silvietto non ha nulla a che fare. Sono padre e figlia, quindi cosa dovrebbero avere in comune più di due estranei? Ebbene, questa figlia ormai da tempo è entrata nel Consiglio d’amministrazione di una nota banca, che storicamente è considerata la “banca commerciale” per eccellenza in Italia. Ora, in risposta alla crisi che imperversa nel mondo, il nostro governo per primo ha studiato un sistema di aiuti che, ovviamente, “interessa” anche le banche, ivi compresa quella cui faccio riferimento. Una banca che, quotidianamente, reclamizza i propri prodotti sulle televisioni italiane, soprattutto private. Quelle che fanno capo non al Premier, ma a Piersilvio, suo figlio. Che col padre, ci mancherebbe, non ha più niente a che fare. Visto quanto ci mettiamo poco, noi maligni, a vedere il conflitto d’interessi anche dove non c’è?
Se non cambia qualcosa, qui, il 2009 sarà brutto. E non solo quello...
Nando Vignola
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