La voce di Nando

Crisi dell'auto? Adesso vi dico la mia

Tempo di crisi, tempo di cazzate. Se ne sentono da tutte le parti, se ne dicono un po’ di qua un po’ di là. Mentre la gente soffre e si interroga sul futuro, sempre più convinta della brutta fine che faremo col nostro Paese, dalle aule della politica, dai salotti dei talk-show, dai palcoscenici più disparati un gruppetto di persone, che della crisi risentono tanto quanto un minestrone quando mancano i piselli, si arroga il diritto di sputare sentenze senza starci tanto a pensare.
Si fanno i discorsi e, molto peggio, si prendono decisioni e provvedimenti sospinti dalla corrente, dal precipitare degli eventi. Anche questo vuol dire crisi.
E allora mi chiedo perché noi “normali” cittadini non possiamo dire la nostra, perché non potremmo sparare le nostre di cazzate, anziché sorbirci quelle degli altri, le “loro”? Chi lo vieta?
Eccola la mia proposta contro un pezzo ingombrante di crisi, quella del settore automobilistico. Fermiamo la produzione. Sì, smettiamo di fare le automobili. Per un periodo prestabilito, cinque, massimo dieci anni. Niente più auto nuove prodotte in Italia fino al 2015.
Lasciatemi chiarire. Non penso mica di fermare le industrie. Sarebbe peggio che lasciarle in crisi. Invece la vedo così: reinvestire in trasporti alternativi, pubblici. Treni, aerei, autobus. Sì quei trasporti pubblici su cui tutti dicono di puntare tantissimo e che poi (finita la campagna elettorale di turno) nessuno si caga di pezza.
Non dimentico le cure del ferro, i centri storici riservati ai pedoni e ai mezzi pubblici, i parcheggi di scambio. A parole ce ne fosse uno che non abbia auspicato un taglio netto all’utilizzo delle automobili, almeno nelle grandi città. Tutti a favore del trasporto pubblico.
Eppure sull’Alitalia stenderei un velo pietoso, sullo stato della nostra rete ferroviaria invece pure, e se penso agli autobus della mia città, della Capitale, mi vengono i brividi e i travasi di bile.
E allora imponiamo alle industrie automobilistiche italiane (parlo al plurale, ma il primo nome che viene in mente a tutti è sempre lo stesso) di trasformarsi, di occuparsi sempre di mezzi di trasporto, ma non per vendere ai privati, bensì per perseguire la pubblica utilità. Le macchine in giro resterebbero: sarebbero quelle che già circolano adesso. Anzi, molte famiglie sarebbero “costrette” a tirare fuori dai garage la seconda o la terza auto che stanno lì a fare la muffa da quando è arrivato il Suv di turno.
E l’indotto andrebbe avanti, sia a sostegno di industrie che lavorino gli stessi materiali di prima, solo su scala più ampia, sia per portare ricambi, migliorie e riparazioni alle vecchie automobili. Che animerebbero, oltretutto, il mercato dell’usato con un riadeguamento dei prezzi verso l’alto.
Con tutti i soldi che l’automobile in Italia ha ricevuto, sotto forma di aiuti, sostegni e cazzi e mazzi di ogni genere, è forse arrivata l’ora di cambiare rotta e registro. Visto che tanti fondi distolti dai servizi ai cittadini sono stati girati nella direzione delle quattroruote in passato, senza che si creassero le condizioni per un benessere diffuso e prolungato nella popolazione, è maturo il momento per affrontare la crisi del settore in modo lungimirante e alternativo.
Almeno questa è la mia opinione. E non vedo perché dovrebbe valere meno di quelle di tanti illustri sconosciuti che fanno delle parole il loro strumento di guadagno, trascurando i fatti, o sottovalutando le ripercussioni che i provvedimenti presi “per mettere una pezza” spesso portano con sè. Quando la coperta è corta, tocca trovare altri modi per scaldarsi.
Se poi tutti saranno d’accordo che questo Paese senza la sua beneamata industria automobilistica (che così tanto ha già avuto in passato dallo Stato, mi va di ripeterlo) pensiamo almeno allo stato di salute dei grandi centri urbani. A Roma, prima di tutto.
Proviamo a fare l’abbonamento omaggio per i mezzi pubblici a tutti gli impiegati: dei ministeri, degli ospedali e di altri enti parastatali, comunali, regionali, provinciali.
Cominciamo a far sì che migliaia di macchine si levino dai coglioni, dal traffico e dai parcheggi. Già sarebbe un buon passo avanti per uscire dal caos, dal disordine, dal degrado di una città sempre più invivibile.


Nando Vignola