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Mammina, la minestra non mi va più!”. Ah sì? Allora ti rovino, glielo dico all’uomo nero!
Ma sì, sarà capitato a tutti di sentire usare questa espressione, se non di riciclarla di tanto in tanto coi propri nipotini. Un’espressione bonaria, una battuta che di razzista non aveva nulla, perché in quel “nero” non c’era certo il colore della pelle, quanto semmai il “buio” che di per sé fa paura a tutti i bimbi al mondo.
Anche perché, semmai, se il senso fosse stato meno innocente, qualcuno avrebbe potuto coniare l’espressione “lo dico all’uomo abbronzato”, per nascondere la propria ipocrita “liberalità”.
Ma tant’è, finalmente anche “lo dico all’uomo nero” è destinato a tramontare, a non spaventare più nessuno, nemmeno i bambini: magari per tranquillizzarsi potranno identificarlo con il bel volto sorridente del presidente Usa in televisione, e passerà la paura.
E “l’uomo bianco”, allora?
Quello sì che fa paura. Ma non ai bambini, che pure hanno preso a snobbarlo. Forse lo vedono così distante che neppure sanno chi è o cosa rappresenti.
Ai “grandi”, agli adulti, a chi ha tanti peccati da confessare allora sì che fa paura. Perché chi ha la coscienza sporca, che sia credente o meno, sa che è sempre meglio farsi dare l’assoluzione divina, dovesse mai servire... E allora eccoli lì, tutti in fila per farsi ricevere, per baciare l’anello e dire le preghierine, con le mani giunte. Quelle mani con cui, basta mettere un paio di firme al posto giusto, si manda a puttane la finanza, e poi l’economia, e poi il futuro di tante famiglie. Col solo fine di arricchire velocemente le proprie tasche. E adesso, chi ci perdona? Chi smacchia la macchia delle azioni ingiuste? L’uomo bianco?
Eppure dovrebbe guardare alle proprie spalle, e al passato e alle responsabilità che condivide con chi lo ha preceduto “in bianco”. Ora che l’economia degli stati dell’est è in ginocchio, pronta a prendere calci in culo dalle “potenze europee” che per rialzarsi dovranno pure appoggiarsi sul cadavere di qualcun altro, l’uomo bianco dovrebbe riflettere.
Sulla fretta con cui, dalle stanze che ora occupa, si è premuto perché i vecchi “paesi satellite” del blocco sovietico diventassero subito dei “pianetini” liberi di fluttuare nella galassia del libero mercato; sulla pochezza dello sforzo messo in atto perché il passaggio da un universo all’altro fosse graduale e non immediato, dallo statalismo al capitalismo sfrenato e sostanzialmente privo di regole. No, si poteva liberare le masse dalla dittatura anche senza che da un giorno all’altro fossero liberi di confrontarsi con l’agguerrita concorrenza del mercato: così come la storia ci insegna che è andata, invece, da “soldatini di piombo” questi popoli si ritrovano, dopo quasi venti anni di una Terza Guerra Mondiale combattuta sottotraccia (senza più “garant” né “moschetti 91”, né camionette né obici) sul campo dell’economia, come fossero “carne da macello” abbandonata a se stessa.
E chi vò Cristo se lo prega, come dicono anche nel quartiere dove alloggia l’uomo bianco.
Che in questi giorni è partito. Sì anche lui ha preso a viaggiare. E la meta, stavolta, è quella parte di mondo che ci invidia anche se stiamo in crisi. Che se la passa così male da doversi chiedere: ma perché questi “del nord” anziché portarci l’acqua ci hanno portato l’aids? E perché adesso che abbiamo l’aids non ci portano le medicine invece delle armi? E perché ci portano via ancora tante risorse?
Già nell’africa nera, degli uomini neri, non c’è acqua, c’è poco cibo, pochissime risorse, tante armi e tantissima aids. Ma da oggi potranno dire che è arrivato l’uomo bianco. A portare speranza, e tante preci dette con le manine giunte. No, le medicine non se le porta dietro, per gli aiuti concreti ci deve pensare qualche martire missionario. Ma di consigli, a iosa!
C’è l’aids? No, il rimedio non sta nei preservativi. Serve semmai perseguire il rinnovamento spirituale...
E così adesso anche gli uomini neri dell’Africa si saranno spaventati soltanto a sentire quello che dice l’uomo bianco...
Nando Vignola
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