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Me lo ricordo, Pallino, quel somaro sempre allegro coi dentoni bianchi, che vedeva il mondo tutto a modo suo. Tanto che una volta scambiò la mia capoccetta di ragazzino per un cesto di biada. E mi ci diede un mozzico che…cazzo se me lo ricordo ancora, tacci sua! Ma Pallino in fondo non aveva colpe. Era un asino, e gli asini si sa vedono sempre le cose a modo loro. Così, pensando a Pallino per tutti i giorni della mia vita,mi sono accorto che l’Italia è piena di asini come lui, a volte pure più stronzi di lui. Che ti darebbero un mozzico pur di toglierti qualcosa. E soprattutto, continuano a vedere le cose solo come gli pare a loro. Sì, se ne stanno lì tutti sorridenti, coi loro dentoni bianchi, a ruminare: tanto loro i problemi che hanno i comuni e onesti cittadini non ce li hanno. E anzi, i problemi chemoltissimi italiani hanno, loro non li vedono proprio. Per loro, i problemi non ci sono. Lo so, ma vi assicuro che non ho niente di personale contro di lui: però il capo del governo degli asini è proprio Silvietto. Eme lo ricorda, Pallino, come fossero due gocce d’acqua. Allora come quella volta, sfinito dal dolore, urlai a Pallino “ma come cazzo te ne esci a mozziccamme!”, adesso quante gliene griderei al buon Cavaliere! “Silvio!”, gli farei, “ma come cazzo te ne esci a dire ste stronzate?”. Perché proprio nonmi spiego come cazzo si fa, coi tempi che corrono, con la gente sopra i tetti a chiedere di non essere abbandonata a sé stessa, con le fabbriche che chiudono o falliscono… sì insomma, non pigliamoci per il culo, come si fa a parlare di ripresa economica, di rilancio che va a gonfie vele, quando la crisi economica, quella sì, si fa sentire in maniera drammatica? Sono analisi e proclami, i tuoi caro Silvietto, che ci crederò davvero quando vedrò gli asini volare: ma intendo proprio di vedere uno come Pallino sfrecciare in cielo più veloce di un boeing Alitalia (se ce ne sono ancora e non si sono magnati pure quelli), se dovessi vedere te col tuo bel circondario che approfittate dei voli di stato, quello non conta, eh…
Certo, va detto pure che se l’opposizione tornasse a essere una forza vera di rappresentanza del nostro popolo, certi asini e certe puttanate non volerebbero a questo modo. Se però pensiamo che già in tanti ripetono come ebeti il ritornello “conApi si vola”, e che alla corte di Cicciobello Rutelli, si stanno riunendo e si riuniranno parecchi vecchi “ciucci” dei tempi dell’Ulivo, ne vedremo allora di asini che volano… Asini che volano, proprio come le stronzate che ancora ci girano nella testa da quando sono state sparate. Tempi di campagna elettorale, primavera 2008. La nazione va alle urne in preda all’allarme sicurezza. E giù promesse su promesse, insieme a patti per Roma, idee per Roma Capitale (ma i soldi dove stanno, a finanziare le rotonde?) e tante buffonate. Mentre per i cittadini, soprattutto nelle zone periferiche o vicino al raccordo anulare, quel “problema” dei Rom cavalcato e anche un po’montato ad arte prima del voto, ben oltre la sua effettiva portata, adesso diventa problema vero.Miracoli da somaro. Si fomentava la gente promettendo che il grave disagio portato dai troppi clandestini e irregolari e zingari presenti a Roma sarebbe stato “subito” risolto. Poi le elezioni, e poi le ruspe al lavoro a cacciare via i nomadi come se buttare giù un paio di baracche
risolveva qualcosa. Adesso vorrei proprio che il sindaco venisse con me a farsi un giro a Castelverde, alla fine dell’VIII Municipio, dove le case popolari coi colori pastello delle zone di mare, adesso hanno pure l’affaccio sul campo nomadi. E vorrei che sempre il nostro sindaco ammettesse che quella convivenza, difficilema non insostenibile, che c’era con gli immigrati, anche per merito suo e delle sue sparate elettorali è diventata violenta e cattiva, senza che nulla sia stato fatto per cambiare le cose intervenendo seriamente, sulle strutture e i servizi della nostra città che potrebbero aiutare l’integrazione. Vorrei che ammettesse che aprire la bocca per riempirla di facili promesse, quando le questioni da affrontare meriterebbero ben altra considerazione, è proprio una cosa da somari. Da somari che vedono le cose amodo loro e, da bravi animali, vedono solo quello che gli va di vedere. Sì pure Pallino, che era sempre allegro coi suoi dentoni, era un bel paraculo. E l’ultima paraculata qui a Roma si chiama ordinanza contro i lavavetri. Pure il buon vecchio Giovanni Paolo II diceva che era meglio avere qualche lavavetri in più che dei disperati pronti a delinquere per sopravvivere. Ma magari si spera che i romani si ricorderanno di chi li ha liberati dallo strazio
di dire di no a uno che ti vuole dare “na botta” al parabrezza. Poi se si ingrosserà il mucchio di quelli che, illegalità per illegalità, passeranno davvero ai furti, piccoli e grandi, pazienza. Ci penserà il sindaco, il capo degli asini di Roma, a risolvere tutti i problemi. Al volo…
Nando Vignola
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