La voce di Nando

Il principe sul pisello

Ma guarda un po’chi ci ritroviamo quest’anno a cantare a Sanremo... Quando me l’avevano detto, la prima volta, credevo che mi stavano a pigliare per i fondelli (oggi mi sento buono, va, non ce lo scrivo chemi pare una grossa presa per il culo): e invece no, è tutto vero. C’è il principino! Non so se questa cosa mi fa più ridere, più piangere o più incazzare. Che quando i Savoia fossero rientrati nel nostro Paese, sarebbero stati cittadini comuni alla pari degli altri, ci avrà creduto forse qualche coglionazzo distratto dalla tivvù: ancora prima di rientrare il simpaticissimo principino era un “personaggio” che portava acqua alla trasmissione di Fazio sul calcio, figurarsi poi se una volta qui in Italia sarebbe stato uno come gli altri. Eh no, noi italiani abbiamo delle abitudini del cazzo, e il principino non avrebbe mai rischiato di trovarsi a fare la spesa almercato senza nemmeno essere riconosciuto. Purtroppo, e questo è triste, in Italia ormai un cognome conta più del merito e pure più della fortuna. Il principino balla, canta, scrive libri, lancia linee di moda e addirittura prova a candidarsi in politica! Se poi non è il suo campo, dico io, ma a lui che cazzo gliene frega! Voglio vedere se un “comune cittadino” decidesse solo di provare a fare queste belle cose: tutti calci in culo, anche a persone che, con tutto il rispetto del principino, sanno davvero cantare e ballare e magari capiscono pure qualche cosa di politica. Persone che sono entrate in una dura gavetta e poi rischiano di non uscirne più fuori. Persone per cui diventa sempre più offensivo vedere scene “da circo” o “da baraccone”, da “vecchio bordello”: immagini che hanno però il grande vantaggio di piacere alle vecchiette che ancora seguono la tivvù pubblica. Già, il circo. Avremo a Sanremo un quadretto mica male: uno che dice di amare l’Italia, che ha scritto a quanto pare il testo di una canzone in cui parla di quell’amore per il nostro Paese che noi altri italiani abbiamo perso, che ha nelle vene il sangue di chi questo Stato l’ha trattato come fosse roba sua, casa sua e di nessun altro. Vicino a lui ci sarà un altro tipo, bassetto, quasi un nano, col vizio di giocare a “azzardare” le cose, che però è in fondo un professionista giustificato a stare su quel palco. Infine, insieme a loro, ci sarà uno a fare la “voce grossa”. Sì insomma, mi viene da ridere al pensiero che questa benedetta canzoncina potevano benissimo andarla a cantare il Cavaliere, Brunetta e il Senatùr: sempre che non siano proprio loro travestiti da principino, da Pupo e da tenore... che di questi tempi anche travestirsi va parecchio di moda. Mi viene da piangere, all’idea di un Paese dove tutto è in vendita, dove fare ascolti, fare “odienz” è tornata a essere l’unica cosa che conta, e sticazzi dei contenuti e della sostanza delle proprie azioni, proprio come accadeva nei momenti più bui della nostra storia: un Paese in cui tutto èmerce e tutto è propaganda, in cui le cose non valgono per quello che sono,ma per come sono presentate o per il nome che portano. E mi viene da incazzarmi. Mi viene da incazzarmi al pensiero di quei 59 milioni e novecentomila e novecento italiani che se scrivono una poesia, al massimo si ritrovano a passarla a qualche amico o parente, e certo non si ritrovano a cantarla al Festival perché l’hanno fatta leggere in Rai, a Pupo o chi per lui. A quei tanti e innumerevoli talenti che pur solo di entrare dal cancello
della stramaledetta Rai darebbero via anche il culo, e ce ne sono, senza che questo portasse loro nulla di certo. Mi viene da incazzarmi al pensiero di quel migliaio di poveri giovinetti coglioni, che hanno mandato la propria canzone a Sanremo quest’anno, perché quest’anno mi dicono che anche gli “artisti indipendenti” potevano provarci: e mi dicono pure che di questi indipendenti (non “sostenuti” da nessuna grossa casa discografica) nemmeno uno è “passato”, chissà com’è... Ma vuoi mettere tu, che pacchia, a essere il principino? Se canta male, mettiamo, che volete che gli succede? A un vero cantante gli stroncano la carriera. E ai principi? Che scherziamo? Lo faranno semmai opinionista, valletta, gobbo, tutto quello che gli pare. Se canta bene, poi, è già pronta la candidatura a Palazzo Chigi. Un’unica regola c’è da rispettare: non vestirsi mai color canna di fucile! A buon intenditor..


Nando Vignola