La voce di Nando

Pannolini "usa e getta" e candidati "riciclati"

Quando mi capita, e a chi non capita, di passare accanto ai secchioni dell’immondizia, in giro per Roma, io puntualmente mi incazzo.
Mi incazzo nel vedere come sono ridotti quei secchioni, che in periferia sono ancora quelli vecchi, scassati, scoloriti di dieci anni fa. Mi incazzo nel vedere che la raccolta differenziata è una pura utopia, perché in mezzo al macello che vedo tutte le volte, voglio vedere io chi riesce a differenziare. Mi incazzo, poi, se penso che quella montagna di rifiuti potrebbe essere molto inferiore.
Vedo bottiglie di plastica e penso: ma perché non le fanno più di vetro e le riutilizzano, invece di farle di plastica e sperare di poterle riciclare? Vedo piatti di plastica e penso: ma perché la gente non usa i piatti normali, li sciacqua e ci rimangia sopra ogni volta, anziché tirarli fuori solo quando viene la suocera o qualche altro ospite importante o indesiderato? Vedo pannolini che strabordano puzzolenti di merda e penso: ma quanto costerebbe alle mamme e a i papà di oggi lavare i propri panni in casa, compresi i pannolini, come una volta, senza infestare di rifiuti la comunità?
La verità è che forse siamo arrivati a un punto da cui sarebbe meglio cercare in tutti i modi di tornare indietro. Ci siamo trasformati nella società dei consumi della peggior specie: abbiamo tanta voglia di apparire, poca voglia di fare e pochissimo tempo per fare quelle poche cose che non disdegnamo di mettere in pratica. E non ce ne frega niente se il futuro dei nostri figli sarà sulla Luna o su Marte perché la Terra avrà collassato.
Perché mai, altrimenti, uno per farsi un buon caffé dovrebbe ricorrere a quelle diaboliche macchinette per fare in casa l’espresso partendo da una cialda che poi puntualmente va a finire nel cestino? Forse perché così risparmia tempo, e si illude di poterlo dedicare ad altro. E non si gusta nemmeno un caffé preparato come si deve.
Perché le lenti a contatto, sì pure quelle, devono essere usa e getta? E le macchine fotografiche, e gli accendini?
E i pasti precotti nelle loro confezioni di plastica, quelli che ti scaldi in 5 minuti, magari nel forno a microonde?
No, non mi fate pensare al nostro rapporto attuale col cibo che mi incazzo sul serio. Vi capita mai di pensare a quanto cibo sprechiamo, gettiamo via senza motivo?
Sempre accanto a quei vecchi secchioni sgarrupati, sempre più spesso mi capita di vedere persone che infilano la testa dentro l’apertura, in cerca di qualche rimasuglio o di qualche rifiuto che tanto rifiuto non è.
Da un lato è una vista che mi rattrista, mi fa pensare come ai nostri governanti di chi non arriva davvero alla fine del mese (e quante persone “insospettabili” vedo affacciate in quei secchioni!) non gliene freghi proprio niente, a meno che non ci sia qualche elezione alle porte...
Ma d’altra parte, mi fa incazzare pensare a quanta roba da mangiare buttiamo in maniera sconsiderata. Basta andare vicino a qualche supermercato, per trovare gettate via confezioni intere di cibo intatto e ancora buono: qualche scatoletta magari perché è solo ammaccata, o qualche altro prodotto perché si avvicina inesorabile la data di scadenza. Che spreco, che inquinamento, che schifo.
Ma c’è una cosa che in Italia non cambia mai, altro che usa e getta... Sono i nomi, i volti, le facce. Ma non quelle della gente, che qualcuno pur di apparire più bello se la va pure a far tirare dal chirurgo. No, sono quelle stampate sui cartelloni elettorali, sui volantini che ti arrivano a casa da tutti gli schieramenti. Nelle liste elettorali, europee comprese.
Gli stessi nomi, da una parte e dall’altra. In fondo, sono anche gli elettori a provocare questo meccanismo. Sennò nessuno avrebbe interesse a mettere i nomi dei “big” ovunque, in tutte le circoscrizioni. E chi se ne frega se poi al Parlamento Europeo si guerderanno bene da andarci: meglio, anzi, così il partito sarà ancora più libero di mandare a Strasburgo chi gli pare.
Persino il Pd, lodevole per aver cercato (non senza divisioni interne) di mettere in campo solo persone che in seguito non avrebbero rifiutato l’incarico europeo, ha dovuto un minimo cedere. Perché mai, altrimenti, “riciclare” il buon vecchio settantasettenne Luigi Berlinguer?
Con tutto l’affetto e la stima per il personaggio, ma cosa c’è di “nuovo” in quella e in tante altre candidature?


Nando Vignola