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?Povero Prodi. E’ diventato il capro espiatorio della sconfitta del Partito democratico e, in qualche modo, l’ispiratore della sparizione della sinistra radicale dal nostro Parlamento.
Nessuno lo ringrazia, invece, per il grande lavoro fatto, neanche i dirigenti attuali del Partito democratico, i quali nell’ultima campagna elettorale, si sono ben guardati dall’elogiarlo. Eppure, se oggi esiste il Partito democratico lo si deve ringraziare proprio il suo “coraggio” e la sua tenacia, così come quella di Piero Fassino.
Viceversa, “l’ingombrante” Cardinale rosso, si è visto attribuire i meriti di un lavoro che, anche se non ha visto il Partito democratico protagonista del successo elettorale, non gli apparteneva appieno.
Quella di Prodi resta una figura in un certo senso indimenticabile, in quanto atipica nel panorama politico del nostro Paese. Non è certo un politico perfetto, manca di quella capacità comunicativa che è propria di alcuni “navigati” politici (fanno scuola in tal senso Bertinotti e tanti altri e, non ultimo, lo stesso Veltroni).
Eppure Prodi ogni volta è riuscito, anche oltre confine, a dare una nuova immagine dell’Italia, quella di un Paese serio, dove non ci sono ministri che fanno solo odiosi condoni fiscali o leggi “ad personam” e che fa di tutto per combattere chi le tasse non le paga. Per ben due volte, con quell’aria da tecnico stanco e, a volte, nella sua incerta e incomprensibile dialettica, ha portato il brillante “cavaliere” a mangiare polvere per le sconfitte che gli ha inflitto. Allo stesso modo, purtroppo, per ben due volte Prodi ha dovuto prendere atto di avere con sé alleati non sempre esempio di onestà e coerenza. Come possiamo dimenticare i rimorsi del “disoccupato” Clemente, il quale tempo fa confidava: “Oggi come oggi, prima di far cadere il governo Prodi, ci penserei sopra due volte, anzi dieci, probabilmente”.
Come è possibile governare un Paese moderno ma pieno di debiti e contraddizioni? Quante volte, al pronunciare l’esigenza di prendere provvedimenti necessari al futuro del nostro Paese, immediatamente, i vari Diliberto e gli inconfondibili Giordano, i Pecoraro Scanio o le truppe di Mastella dagli sguardi trasversali assieme ad altri ministri a bordo delle loro inconfondibili, luccicanti e debordanti Euro 4, non hanno perso occasione per ricordagli che, se voleva continuare a stare lì a “governare”, era opportuno soprassedere? Sì, in fondo, nel nostro Paese un giovane per lavorare può anche aspettare, può aspettare una famiglia per un asilo nido, può aspettare e sperare un pensionato per vedersi riconoscere lo stretto necessario per vivere, uno scalone per le pensioni può diventare tanti scalini, purché non cambi nulla.
Di recente abbiamo scoperto che anche i rifiuti, oggi a Napoli e prossimamente a Roma, possono aspettare: l’importante è saperli spostare sapientemente e accantonare. Si può fare e, soprattutto, si può dire di tutto e di più, per non fare niente.
Grazie Presidente Prodi per il lavoro che hai tentato di fare. Grazie, per aver tentato di risanare i conti pubblici del nostro Paese. Grazie per la pazienza che hai dovuto mettere in campo. Un grande grazie, Romano.
Nando Vignola
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