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Caro Ministro, nella politica così come nella vita, si può gridare alzando la voce, e altre volte avere uscite così pesanti che, pure se sussurrate, hanno il valore di un urlo. E poi capita, a chi non capita, di fare entrambe le cose insieme, di urlare parole pesanti come macigni, aggravandole di un’ulteriore zavorra.
Sono momenti in cui tutti prima o poi vengono a trovarsi: il fatto è che sarebbe molto meglio riservare certi sfoghi alla sfera privata, a discorsi tra pochi intimi. Perché assistere al pietoso spettacolo di un Ministro della nostra Repubblica che si lascia andare a deliranti invettive, quasi sopraffatto dalle proprie ulcere gastriche, è per alcuni un fatto destabilizzante.
Certo, ci sono le élite in Italia, come no. E ci sono divergenze sociali e nei redditi che spaventano, c’è una distribuzione della ricchezza anomala, degenere, che fa ogni giorno di più assomigliare da questo punto di vista il nostro Paese agli Stati Uniti dell’epopea reganiana o, ancor peggio, ai vasti stati del Sudamerica.
E allora, mi domando, pur nella giusta condanna e lotta al fannullonismo parassitario che è caratteristica di alcuni strati della nostra società (ma attenzione a non cadere in facili generalizzazioni prive dei dovuti distinguo) di cui lei è divenuto più che l’artefice il simbolo, come si giustificano le sue ultime dichiarazioni?
Come fa a puntare il dito contro una sinistra buona e una sinistra “cattiva” senza prima aver riflettuto sulla sua condizione attuale? Voglio dire, se davvero le sta a cuore il bene, sotto forma di efficienza, di questo Paese, come fa a tralasciare di interrogarsi sul “cattivo” berlusconismo e tutte le sue distorte devianze? Come fa a pretendere un rinnovamento nella società anti-meritocratica in cui viviamo, quando chi l’ha scelta per fare il Ministro è un uomo che è élite da solo? Che parla di sacralità familiare e si fa portare le ragazze a palazzo (ammettendo pure che non sapesse fossero escort)?
Come fa a sperare che persone che stentano ad arrivare a fine mese possano credere ancora nella favole dell’efficienza e dell’impegno ripagato, quando il suo leader ha portato attricette e veline a Palazzo Chigi e nelle liste elettorali bloccate per il Parlamento, senza che ancora nessuno abbia chiaro in mente per quali meriti, conseguiti in quale campo specifico?
Come fa a dimenticare le leggi ad personam con cui la maggioranza ha blindato il culo del Cavaliere da scomodi processi ed accuse (speriamo ancora per poco, visto che il lodo Alfano potrebbe avere i giorni contati), anteponendo gli interessi di una sola persona a quelli di un intero paese?
No, dico, e mi si viene a parlare di colpo di Stato, di pericolose élites, di poteri forti, quando l’uomo economicamente più potente del nostro Paese ha di fatto incarnato la figura del dittatore moderno, tutto slogan e propaganda e populismo e personalismo?
Ma si sa, i “vecchi socialisti” hanno una vera e propria passione per la storia del “golpe”. Basta pensare alla versione che ancora oggi dà Cicchitto di Tangentopoli, che non esita a definire un “golpe bianco” voluto dalla sinistra per cercare di prendere il potere.
C’è qualcosa di veramente contorto in simili visioni, dalla negazione del diritto della sinistra a governare il Paese all’idea che il diverso da sé, politicamente si intende, debba ricorrere a forme illecite di ricerca del potere. Specie quando il proprio schieramento vota leggi utili solo a permettere ad un uomo solo di mantenerlo, il potere.
Viene da chiedersi se lei, caro Brunetta, si sente un “buon” socialista, erede magari del riformismo di Turati, o piuttosto uno come quei socialisti “cattivi”, delle cui azioni noi italiani ancora paghiamo le conseguenze...
Nando Vignola
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