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?Caro Nando, ho letto il tuo giornale per caso e mi permetto di darti del tu, vista la schiettezza dei tuoi scritti. Sono della provincia di Latina, ho 33 anni e lavoro lontano da casa, in Umbria; a Roma ho studiato e lavorato per qualche anno.
Ti partecipo una mia esperienza. Nel 2004, mia madre è morta in 3 mesi per un cancro particolarmente aggressivo. La scoperta è stata casuale e la mia famiglia si è rivolta ad un ospedale pubblico romano; un lager, un girone dantesco, dove, in 60 giorni, nessuno dei professionisti coinvolti è stato in grado di fare una diagnosi precisa. L’unica (ottenuta alle dimissioni di mia madre, due settimane prima del decesso), è risultata palesemente errata; successivamente, dall’ospedale, ci è stato chiesto di riportare il referto, per agevolare la correzione della castroneria scritta.
Pensa che, tra i “luminari” di passaggio, ce n’è stato uno che ha cambiato versione sulla malattia, almeno dieci volte. E sosteneva che mia madre sarebbe tornata a camminare e a correre (era insegnante di ginnastica), nonostante diffusissime metastasi alle ossa del bacino e delle gambe.
Una situazione come questa ti toglie reattività e lucidità. Ti sottrae anche la fiducia nelle istituzioni ed in molte altre cose, vista l’impossibilità di inchiodare alle proprie responsabilità i protagonisti della vicenda. Magari lo sfogo è fuori luogo, ma ci ho tenuto ad urlare la mia opinione, riguardo ad una delle cose che capitano in questo Paese sconfitto.
Francesco
Sì. ha ragione Francesco: questo è un Paese sconfitto. Questa testimonianza, come quella che pubblichiamo nella pagina accanto e che riguarda un altro caso di “leggerezza” da parte di medici, mi amareggia tanto. La sanità, in generale, è veramente un casino. C’è un mio amico che s’è portato per cinque anni un “fungo” sul pisello. Un andrologo che costa 150 euro a visita continuava a a farlo impomatare con cortisone: passava per un po’ e poi ritornava. Per cinque anni! Poi è andato da un altro andrologo che costa 30 euro a visita e in dieci giorni ha risolto il problema. Poi, la sanità troppo spesso ha “buchi strani” nei bilanci delle Regioni (che hanno la competenza del “ramo”): debiti, debiti e debiti per fornire ai cittadini pessimi servizi. La categoria dei “camici bianchi” è una categoria assettata di soldi e di potere; di “sanitario” c’è solo una bassa percentuale che lo fa per “missione” (e bisogna essere fortunati per “rintracciare” ogni tanto qualche “missionario”).
Certo, amministrare la sanità “son cazzi amari” per qualsiasi assessore regionale. C’è un caos infernale. Basti pensare agli stipendi da capogiro dei manager sanitari che guadagnano il doppio dei primari. I primari hanno delle responsabilità, i manager sanitari hanno la “penna facile” per firmare mandati di pagamento a “fornitori”. E i medici, quelli che stanno in “trincea” a contatto con chi ha bisogno di essere curato? Guadagnano veramente poco. Ed ecco allora che viene fuori la “divisione”: i “missionari” da una parte e i “paraculi” dall’altra. I primi passano per “coglioni” e i secondi per “fighi”. Non si può andare avanti così. Speriamo che con le nuove elezioni... Ma ci credo poco. Che amarezza!
Nando Vignola
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