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La voce di Nando Rondò alla veneziana |
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Sono giorni ormai che assaporo un bel fegato, di quelli saporiti e cotti conmaestria, come sanno fare solo nella laguna. Il problema è che quel fegato è il mio, e lo sto divorando poco a poco. Perché non sopporto più di assistere a come vanno le cose in questo Paese. Qui da noi, dove curare è meglio che prevenire, dove si fa campagna elettorale 24 ore al giorno tutti i giorni, calpestando i problemi, i dolori e a volte la dignità dei cittadini, dove si sperpera denaro neimodi più impensabili tanto poi si fa una bella manovra e ci si lava la faccia...mancavano proprio le ronde. Come no? Siccome siamo il Paese (tra quelli “civili” in cui ci piace tanto inserirci) con ilmaggior numero percentuale di uomini delle forze dell’ordine o armate, il problema era senza dubbio quello: servivano più occhi a controllo delle città. Chissà se qualcuno ha pensato a una considerazione semplice e immediata: se siamo lo Stato che ha più divise degli altri impegnate sul suo territorio, forse non sta in un problema di numero la questione da affrontare. Forse sta in un problema di efficienza, di gestione, di utilizzo delle risorse. Già, le risorse. Sicuramente solo io sono così stronzo da credere che semettessimo i nostri carabinieri, poliziotti, finanzieri, forestali e colleghi nelle condizioni di fare al meglio il loro lavoro, magari lo farebbero così bene da migliorare davvero le cose. Senza il bisogno di “scomodare” dei privati cittadini assegnandoli compiti che non gli spetterebbero affatto. Certo, se poi un ufficiale di polizia giudiziaria deve prendere la propria auto per fare un intervento,magari perché non ci sono abbastanza volanti, o sono in riparazione da una vita, o magari solo perché non ci sono i soldi per fare il pieno di benzina, allora è un altra cosa. Allora anziché approfondire i problemi che affliggono le forze dell’ordine nel loro insieme, si fa prima a sguinzagliare per strada dei “vigilantes all’amatriciana” pronti a segnalare qualsiasi “cosa strana” che vedono. Ma segnalare a chi? A quell’ufficiale che se non prende la sua auto privata non arriva comunque, indipendentemente dalla segnalazione? E poi, che preparazione potrà mai avere un comune cittadino per assolvere al suo compito di “rondista”? Non importa, tutti devono partecipare alla difesa del territorio, alla giustizia. Un po’ come quando nella Roma antica erano i cittadini a fornire delle liste di persone “sospette” alle autorità. Come andò a finire? Una strage. Ma no, oggi non succederebbe; con l’efficienza della nostra giustizia, se anche uno fosse fermato per equivoco non rischierebbe disturbi o grane di alcun genere: al limite se si hanno “santi nel palazzo” basta un decreto d’urgenza e si può cercare di sovvertire addirittura una sentenza... No, no, stiamo calmi, è meglio mettere ex agenti in pensione nelle ronde, che sappiano quello che fanno. E poi assumiamone altri, di agenti. Più si èmeglio è. Anzi no, ecco l’idea: armiamo tutti i vigili d’Italia (chi se ne frega se servono soldi per la formazione, ne buttiamo via già tanti...) e piano piano arriviamo a istituire il “poliziotto d’appartamento”. Non un agente, un vigile o un “rondatore” per quartiere, ma addirittura davanti a ogni porta delle case, a origliare e sentire se tutto è a posto. Poi se sentono che stai facendo qualcosa di sospetto ti caricano sulle spalle “a cavacecio” e ti portano in questura. Vedrete che facendo così, tutti questi stupri (che però sono di meno di quando governavano “quegli altri”, ricordiamolo un po’ che tra poco ci sono le elezioni...) cesseranno. In fondo sono quasi tutti ad opera di italiani, e inmoltissimi casi si compiono tra le mura domestiche assieme ad altre disgustose violenze. Qualcuno ancora ricorderà che nel momento in cui si è concessa la repressione dei crimini (così raccontavano) a delle “squadre” di onesti cittadini, da noi cominciava a nascere la dittatura.Ma tra poco di testimoni di quell’epoca non ce ne saranno più, e saremo liberi di riscrivere la nostra storia come più piace a chi di volta in volta si troverà al governo. Magari per decreto. Per De Gasperi “un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista alle prossime generazioni”. Noi invece facciamo decreti d’urgenza per affrontare emergenze cui non siamo mai riusciti, o non ci siamo mai curati, di trovare risposte. Come si fa nelle migliori democrazie.
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