La voce di Nando

Le piccole imprese come don Falcuccio

?Oggi tutte le piccole e medie imprese hanno difficoltà di sopravvivenza. Sono abbandonate a sé stesse e quotidianamente vivono con estremo disagio le innumerevoli difficoltà che vanno ad incontrare. Le imprese hanno di fronte a loro uno scenario a dir poco preoccupante. Per quest’anno tre imprese su cinque non prevedono nuovi investimenti mentre quattro su cinque si augurano di riuscire a mantenere il livello occupazionale, ed escludono comunque la possibilità di qualsiasi incremento. Il cento per cento delle imprese, oltre a subire un forte incremento nel prelievo fiscale, riscontra che il costo del denaro, a parità di indebitamento, ha raggiunto livelli quasi doppi rispetto a due anni fa.
Già, proprio il denaro! Dalla restrizione nella concessione dei finanziamenti (e all’aumento dei tassi di interesse) da parte delle banche alla forte riduzione del potere di acquisto delle famiglie, dall’eccessiva imposizione fiscale agli inghippi burocratici e al numero considerevole di adempimenti che gravano sulle imprese e che costano molto in termini di tempo e quindi di soldi. Oggi il problema del credito in assoluto è il più importante. Da troppo tempo le banche hanno smesso di partecipare al rischio d’impresa, in mano hanno una borsa magra di cui tengono stretti i cordoni, le piccole imprese ricevono poco denaro svalutato dagli interessi che si rivela insufficiente a garantire profitto e soprattutto non gli permette di crescere, rischiando di essere sempre più marginalizzate. Non si può far mancare a queste imprese le risorse necessarie per svilupparsi ed affermarsi sui mercati nazionali e internazionali.
Diverso è l’atteggiamento del sistema finanziario nei confronti della grande industria. Purtroppo si dimentica che il volano economico della nostra economia sono le piccole e medie imprese, anche in termini occupazionali, un modello economico che ha fatto la fortuna del nostro Paese. Imprese caratterizzate dalla presenza come perno centrale dell’uomo-imprenditore, con la sua abilità nel produrre lavoro e ricchezza, dove in ogni istante è presente la cultura del produrre, del mercato, del rischio, del fare e soprattutto un forte legame con gli aspetti socio-economici del territorio dove vive l’ impresa. Aziende che normalmente prevedono rapporti di lavoro non precari, dipendenti veri, con contratti senza strane e indecifrabili sigle. Purtroppo questo enorme patrimonio materiale e culturale oggi è esposto ad un irreversibile rischio di impoverimento. In tali realtà produttive, licenziare un lavoratore dispiace, ma come fa una piccola impresa a continuare a lavorare in questa situazione di cui è responsabile la politica e suoi vari “Palazzi”? Politica e politicanti improvvisati e quasi sempre impreparati, che fino ad oggi non hanno avuto la capacità o la volontà, a nome dello sviluppo economico e del benessere sociale, di promuovere, difendere e sviluppare la piccola e media impresa. Per questo lo slancio imprenditoriale viene meno, soffocato dai balzelli vari, e nessuno, e sottolineo nessuno, ha mosso una “paglia”, per rendere migliori le condizioni degli operai e dei piccoli imprenditori. Così oggi ci troviamo come don Falcuccio: con una mano davanti e una di dietro. O meglio - scusate, ma mi va proprio di dirlo come dicono dalle mie parti - con cazzo in culo e palle in mano.


Nando Vignola