La voce di Nando

Torniamo a zappare

Qui rischiamo di finire male. C’è il trasferimento di potere d’acquisto dai paesi sviluppati e industrializzati ai paesi produttori di materie prime e a quelli con economie emergenti come l’India o la Cina, che ci stanno mettendo a dura prova.
Stiamo assistendo al fallimento del sistema finanziario, al collasso delle borse mondiali a seguito della crisi dei mutui con la conseguente crisi di importanti istituzioni bancarie. E nessuno in questi anni si è mai preoccupato di affrontare le problematiche della nostra economia nel concreto. Come non ci si è preoccupati di affrontare il problema del rinnovo della nostra classe dirigente, di promuovere nuove imprese, di affrontare in modo adeguato lo sviluppo di economie emergenti. Negli anni, nondimeno, un ruolo centrale è stato assunto dagli speculatori. Con il risultato che nel nostro Paese anziché investire sulla ricerca, per rendersi competitivi sui mercati internazionali, si è pensato bene di generare velocemente ricchezza, a volte solo virtuale, in modo tale da consentire a molti di speculare. Speculare e basta. Quante volte abbiamo sentito parlare dei “derivati”, che hanno portato al tracollo finanziario, assieme ai piccoli risparmiatori, addirittura alcune imprese pubbliche! Roba da “banditi”.
Oggi, il quadro che ci si prospetta davanti è particolarmente desolante, poiché accanto alla crisi economica si è aperta una profonda crisi sociale e del sistema sindacale: ne abbiamo avuto la prova in questi giorni, assistendo al “pseudo” salvataggio di Alitalia.
Forse, allora, è arrivato il momento di fare tutti un passo indietro e ripensare ad alcune scelte che sono state fatte nel passato. Investire oggi sull’agricoltura, per esempio, può essere un’ottima soluzione per uscire da una profonda crisi: forse non è un aspetto sponsorizzato, ma si tratta di un settore che negli ultimi tempi ha registrato significativi segnali di ripresa. Attualmente in Italia l’agricoltura produce circa il 2.5 per cento del Pil, con 2 milioni e cinquecentomila aziende con 8 milioni di addetti, che coltivano 20 milioni di ettari di terra. Poi, naturalmente ci sono le aziende che producono macchine per l’agricoltura, le aziende che producono vino, che imbottigliano il latte, che confezionano mozzarelle. Dove non si arriva con la testa, ci costringerà la necessità. Allora magari, chissà, i nostri giovani ritorneranno a lavorare i campi o a imparare l’arte della pesca. Con meno soldi, ma almeno più sereni.


Nando Vignola