La voce di Nando

In nome del popolo e della libertà

Alla fine della fiera, viene fuori che la democrazia è un’arte davvero difficile da mettere in pratica. Un concetto che sta bene sui libri, nei dizionari, negli statuti (che tanto poi non contano...): ma a metterla in pratica, questa benedetta democrazia, diventa qualcosa di scomodo e di indigesto.
Fare le cose in nome del popolo e della libertà, però scegliendo in prima persona che cosa è davvero nell’interesse del popolo e della sua libertà: questa sì che è una cosa più sensata. Lo sa bene, anzi benissimo, quel genio, quel simpaticone di Silvietto. Uno che italiano con la “i” minuscola, come tutti gli altri, una volta lo è stato pure lui. E per questo ha imparato come sono fatti, gli italiani.
Così adesso lo sa lui quello che ci vuole per il nostro Paese, e quelli che lo seguono ci credono eccome. E se non ci credono proprio del tutto, va bene uguale. Perché Silvio conosce a fondo gli italiani, e sa che se qualcuno ti segue solo per salire sul carro del 51 per cento va bene, benissimo lo stesso. Basta che non fiati. Basta che non voglia dire la sua o dissentire. Sennò il “giogo” non vale la candela. Si vota per alzata di mano e senza discutere, col sorriso sulla bocca. Così nasce il “nuovo” partito.
Talmente nuovo che questo primo congresso ricordava molto quelli del vecchio Pci di Togliatti, per non parlare delle adunate al seguito di Mussolini. Se non ti facevi vedere convinto, allora, ti beccavi la cazziata del capo-sezione in un caso, o ti ritrovavi al confino (se non peggio) nell’altro. E che, volevate che nel 2009 si votasse a scrutinio segreto, come aveva proposto La Russa? Ma “de che”! Nell’Italia del futuro le sorprese devono essere scongiurate ad ogni costo, e tutto deve andare come prevede e ha deciso o stabilito lui. Il fenomeno di Arcore. Come nelle fiction di Canale 5, che poi tutti vissero felici e contenti. Deve essere tutto come studiato e previsto dal Cavaliere. Ne va del bene del popolo e della sua libertà. Che scherziamo?
Anzi, facciamo una cosa: rivediamo le regole del gioco. E’ iniziata una nuova era e allora bisogna dare il via a una nuova fase costituente, come chiede Fini (che però al momento di votare si è defilato...): chi ci sta? A parte D’Alema, che lo sapevamo già, chi altro è d’accordo?
In fondo, se le cose in Italia non vanno è tutta colpa della Costituzione. Mette troppi limiti alla fantasia del Premier. E poi, che diritto hanno i parlamentari eletti dal popolo di partecipare all’attività nelle Camere? Bastano i capigruppo: è nell’interesse del popolo che le persone elette a rappresentarlo (anche attraverso la pessima legge elettorale che ci ritroviamo), non esprimano direttamente il prorpio punto di vista.
Il capo del Governo ha fretta, e già sa quello che serve per il popolo e per la libertà. Lo sa lui e basta. E avanza pure. Le discussioni non servono. La democrazia non serve.
Pensate al tempo che si perderebbe in futuro se tutti avessero la libertà di esprimere la propria opinione: che libertà sarebbe quella che ostacoli il lavoro di palazzo Chigi? Lasciatelo, lasciatelo lavorare in pace. Berlusconi è un “uomo forte” e come tale deve avere la possibilità di agire senza essere contraddetto. Proprio come Palmiro all’interno del suo partito, e come Benito nel Paese del facile consenso: gli manca solo di acquistare gli stivaloni...
Ma quale nuovo e nuovo: sarebbe ora di pulire il campo da chi ci è sceso solo per coltivare il suo orto!


Nando Vignola