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Chissà perché, quando si parla di sicurezza, di giustizia (sociale e non), di dignità del vivere, tutti fanno la parte dei leoni. Almeno in campagna elettorale. Poi, quando la poltrona sotto il culo si è conformata a furia di occuparla, ci si accorge che quello dell’insicurezza è un problema vero, serio, che non si risolve con le parole o con qualche slogan sparato sotto l’effetto dello champagne.
E allora si comincia a parlare di “allarme sicurezza” ma con meno clamore, con meno strilli e urlacci, perché si comincia ad avere qualche responsabilità, per non dire qualche colpa, quando accadono certi avvenimenti.
Si comincia a fare un po’ le pecore.
Che certi fatti sono disgrazie lo si sa, e non è la prima volta che colpiscono le grandi metropoli nelle loro periferie buie e degradate. Ma queste disgrazie sono figlie anche di una situazione che è difficile tollerare: una situazione contro cui i politici, i governi, le amministrazioni dovrebbero, devono fare qualcosa.
E invece lo Stato è assente. Come un maestro che guarda i propri alunni scannarsi e resta lì a grattarsi i coglioni. Le promesse primaverili cadono per terra non appena arriva l’autunno, proprio come le foglie, e tutti ci passano sopra calpestandole.
Perché che quello dell’insicurezza che affligge la penisola non è un tema facile da affrontare lo si sa, e in condizioni “normali” nessuno si metterebbe ad accusare l’ultimo governo entrato a Palazzo Chigi senza riscontrare come certe questioni restino irrisolte e vadano avanti ormai da molto tempo, o comunque sono il prodotto di mancanze ormai “storiche” per il nostro Paese.
Ma è grave, almeno così la penso io, che il governo che ha strumentalizzato alcuni avvenimenti di cronaca cavalcandoli per ottenere voti al momento giusto (e il caso della povera signora Reggiani era solo uno degli esempi), il governo che ha scelto un problema da far suo e ha detto a tutti “ci penso io a risolverlo”, ora non sembra nemmeno lontanamente all’altezza della situazione.
Anzi, comincia a rassomigliare sempre di più a chi l’aveva preceduto (sia a livello nazionale che locale), a quelle amministrazioni su cui non ha esitato a riversare tutte le colpe possibili e immaginabili. E ora per gli stupri, il degrado, i disagi, di chi è la colpa?
A Roma sono bastate poche settimane, tanto per fare un esempio, per capire che non poteva certo bastare un’ordinanza del sindaco (cui avevo personalmente fatto degli elogi dalle pagine della Voce democratica) per risolvere il “caso” della prostituzione per le strade: ora è tornato tutto come prima, le stesse ragazze di prima continuano ad essere sfruttate in tutto il territorio della Capitale, e continuano ad essere reclamate dagli stessi clienti. Magari se ne stanno un po’ più lontano dal centro, o sembrano un po’ più coperte di prima, ma in fondo non è cambiato proprio un cazzo.
A Lampedusa sono continuati ad arrivare immigrati in condizioni sempre più drammatiche, su barconi della disperazione ancora più carichi di un anno fa, trattati come stracci da buttare. Non sarà che pure per le sorti di questi poveracci, che paradossalmente dal razzismo del centro-destra potevano avere qualche beneficio, il governo ha fatto promesse da marinaio?
E i “soldatini” in assetto da battaglia schierati nelle grandi città? Ancora devo capire a cosa sono serviti. Già, perché tempo fa su questo giornale un poliziotto delle volanti ci spiegava che in giro per Roma di notte sono davvero in pochi a controllare un territorio vastissimo, e qualche povero ragazzetto in tuta mimetica davanti a questo o quel palazzo non ha cambiato quasi per niente la situazione. Voglio dire che se si hanno idee fulminanti ma sono a prescindere vanificate dai tagli dei fondi destinati a chi tutela la sicurezza (penso al buon vecchio poliziotto di quartiere, che nessuno ha mai incontrato in giro perché sta dentro a qualche commissariato a “tappare i buchi”) allora qualcosa non va.
E non va perché a contare è sempre e solo la sicurezza di chi conta più degli altri: la sicurezza di non essere intercettati (o inquisiti), la sicurezza di fare anche solo cento metri al riparo di una nutrita e addestrata scorta armata.
Alla faccia di tutti i comuni cittadini, di quei poveri stronzi che restano e resteranno sempre più insicuri...
Nando Vignola
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