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Allo scadere del primo anno in Campidoglio, come al solito, si cominciano a tirare le somme. Ebbene, ascoltando l’analisi del nostro caro sindaco Alemanno, e osservando i cartelloni pieni di buoni auspici con cui ha tappezzato la nostra bella città, mi chiedo se davvero il primo cittadino di Roma si è mai preso mezza giornata per farsi un giro nella “sua” Capitale.
A me, sinceramente, pare di no. Altrimenti non verrebbe mai in mente a nessuno di scrivere sui manifesti che “Roma cresce”. Ma in che senso? Che vuol dire? Forse che “a Roma, cresce”. Sì, forse era quello il senso. Perché non è un mistero che a Roma cresce la violenza minorile, che a Roma crescono gli stupri, che a Roma cresce l’insicurezza dei cittadini, che a Roma cresce la sporcizia, il degrado, persino le buche per terra sulle strade. Sì, pure quelle sono cresciute.
E non mi si dica che traccio un giudizio di parte o forzatamente contrario all’operato del sindaco: ero stato io il primo a congratularmi con lui, a elogiare il suo avvio di consigliatura, le sue iniziative e la serietà con cui sembrava si mettessero in pratica.
Già, però sembrava. Basta girare di notte, sulle vie consolari. Il degrado e il dramma della prostituzione: quando il sindaco aveva messo mano a un’ordinanza per affrontare la faccenda, indipendentemente dalla bontà della ricetta scelta, io lo avevo elogiato. Perché in passato troppo poco, per non dire nulla, si era fatto contro quello scempio, e anche solo il fatto che il nuovo primo cittadino ci si mettesse a cercare una soluzione, ai miei occhi era un segnale importante.
Adesso, però, mi rendo conto che era un impegno relativo, di facciata, tanto per non scontentare tutti da subito, specialmente i propri sostenitori.
Perché altrimenti, vedendo che poco tempo dopo l’ordinanza stessa le nostre strade si sono di nuovo riempite di povere persone disperate, costrette a svendere il proprio corpo dietro luridi ricatti, una giunta che davvero fosse al servizio della città e dei cittadini avrebbe preso provvedimenti seri.
E invece no. Le prostitute, magari un po’ meno svestite di prima, sono sempre là sotto gli occhi di tutti.
E gli stupri? Possibile che l’uomo che diceva che avrebbe portato la sicurezza a Roma non riesce a porvi rimedio? Intendiamoci, come non si poteva attribuire all’ex sindaco Veltroni tutta la responsabilità del delitto Reggiani (tanto per fare un esempio molto usato in tempi di campagna elettorale), oggi non si può incolpare Alemanno per gli episodi di Primavalle o della Caffarella. Eppure all’epoca in pochi esitarono: tutti contro il sindaco di sinistra, che non era capace di occuparsi di sicurezza. E allora oggi, che abbiamo un sindaco che ha promesso qua e là sicurezza ogni volta ne avesse l’occasione, e gli stupri sono aumentati, “cresciuti” anziché diminuiti?
Affrontiamo la realtà: confrontarsi con una realtà complessa variegata e multiforme come quella della Città Eterna non è uno scherzo. Cercare di cambiare le cose, di invertire davvero le tendenze in atto richiede uno sforzo serio, continuo, indefesso. E invece qui, come al solito, si è fatta e si fa tanta campagna elettorale, ci si riempie la bocca di impegni e promesse, ma poi, alla fine, tra il dire e il fare...
Chissà, forse il Sarkozy barese, come l’avevamo definito, si sta rendendo conto che un punto era fare il ministro dell’Agricoltura, altro significa prendere in mano le redini della Capitale, una delle città più dure da amministrare nel nostro Paese e forse in Europa.
Una città bella, bellissima, stupenda, che negli ultimi anni però sembra in preda a un lento declino: violenza, abusi e abusivismo, illegalità, ma anche degrado e scarsa manutenzione, stanno rovinando l’immagine ma pure la sostanza di Roma e del vivere a Roma.
Roma Capitale, come sancisce anche il federalismo fiscale, che qui da noi molti temono si traduca nell’ennesima bufala. Perché non basta ricevere fondi dall’alto: occorre anche gestirli e saperli investire bene.
E, visto l’andazzo, viene il dubbio che la Capitale abbia bisogno di una guida che le dimostri più attaccamento, più amore e più rispetto.
Nando Vignola
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