La voce di Nando

Il momento di fare bilanci

Tanti auguri di buone feste e di buon anno nuovo a tutto il mondo. E come in tutto il mondo in questo periodo si fanno bilanci e si tirano somme, voglio fare un “punto” sui primi otto mesi di vita di questa “Voce democratica”. Il bilancio del nostro “anno I” è positivo. Tant’è che da gennaio pas?siamo da mensile a quindicinale. Io, in qualità di editore, sono soddisfatto. Certo, i numeri contabili non danno attivo. Ma quando ho fondato questo giornale, otto mesi fa, non pensavo certo di fare soldi con una attività editoriale. Anzi. Il bilancio è positivo per i consensi che questa iniziativa ha ricevuto. Tante telefonate e tante lettere di auguri e congratulazioni mi hanno fatto davvero piacere. Come mi hanno fatto piacere anche alcune manifestazioni di “invidia” e comportamenti di alcune persone che da quando sono diventato editore mi “evitano”: il piacere deriva dal fatto che queste persone mi hanno confermato l’importanza di fare un giornale come questo, un piccolo-grande giornale libero, “senza peli sulla lingua” come io sono sempre stato nella mia vita. Chi oggi mi “invidia” o mi “evita” avrebbe voluto un giornale come la gran parte dei giornali italiani, al “servizio” di qualcuno.
Quello che mi dà soddisfazione sono i lettori: quelli che ogni mese vanno in edicola a cercarci e quelli che hanno sottoscritto un abbonamento. Grazie di cuore a questi lettori che di mese in mese sono andati aumentando, in particolare a quelli che sono diventati collaboratori del giornale, con le loro segnalazioni e i loro suggerimenti. Un grazie di cuore anche a quelle aziende che hanno acquistato spazi pubblicitari, non tanto per aumentare il loro fatturato tramite la “reclame” ma per sostenere la “baracca”.
Sono davvero contento per come sono andate le cose in questi primi otto mesi. Contentezza anche per “il ringrazimento di cuore” da parte del presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi, per la sottolineatura di aver fatto un giornale “ricco di articoli interessanti e vari” da parte del ministro degli Affari esteri Massimo D’Alema, per i “complimenti” da parte del ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro e per “i saluti più cordiali” da parte di Valentino Valentini, segretario personale di Silvio Berlusconi. Contentezza, ancora, per le “riprese” e le “citazioni” di altri giornali come “Il Messaggero”, “la Repubblica” e il “Corriere della sera”, oltre ai “ritagli” in diverse “rassegne stampa”.
E, tra le numerose lettere che ho ricevuto, voglio far partecipi i lettori di due che mi hanno davvero emozionato.
La prima lettera è quella di Olivio Mancini, militante comunista dal 1944, che è stato consigliere provinciale di Roma, più volte assessore capitolino (con Argan e Petroselli), senatore, dirigente degli artigiani e anche dell’Acea. “L’iniziativa editoriale - mi ha scritto Olivio Mancini - merita un plauso, soprattutto in questo periodo che sanziona il prevalere di una certa stampa di regime e di una artefatta informazione. E’ da apprezzare la tua decisione in quanto persona umile ma volenterosa, piccolo imprenditore edile, artigiano per vocazione che non si abbandona all’anti-politica di moda ma vuole riabilitare l’anima nobile di quella che una volta era considerata la scienza delle scienze”.
La seconda lettera è quella di Filomena Sgrò, dalla Calabria: “Quello che viene fuori da questa Voce così forte che arriva anche quaggiù, è un personaggio semplice, genuino, direi di altri tempi, un personaggio di cui ho parlato a scuola in una classe IV elementare nella quale insegno e dove ho presentato la storia della tua vita come una fiaba a lieto fine, nella quale un bambino sfortunato (un vero Pollicino dei nostri giorni) riesce attraverso impegno e perseveranza a trovare nella vita il suo riscatto. I problemi solo se conosciuti e denunciati senza peli sulla lingua possono essere affrontati e, chissà magari un giorno se si potesse ripetere per la nostra società il lieto fine della fiaba dela tua vita, risolti”.
Grazie, grazie a tutti.

Ci riempiamo tutti la bocca parlando di giovani e di sicurezza. Se ne parla nei luoghi di lavoro, nei ristoranti, nei bar. E’ argomento di analisi, dibattiti e discussione nei giornali, nelle televisioni e nelle radio. Ma noi adulti che cosa abbiamo fatto per affrontare questo problema? Siamo stati capaci di creare solo una società di belve e combattiamo tra di noi. Tra padri e figli, tra nonni e nipoti. Questa, purtroppo, è l’educazione che abbiamo dato. Mi viene da ridere, quanto sento dire “oggi sono altri tempi”. I ragazzi di oggi sono allo sbando totale e non credo che la colpa sia solo la loro. Noi non sempre siamo stati capaci di stargli vicino con il cuore e il calore della famiglia. Noi con i regali pensiamo di compensare queste mancanze, ma ci sbagliamo e di grosso! L’albero va piegato da piccolo, quando ancora è tenero, perché quando il tronco è grande non si piega più, ed è così che succede con i nostri ragazzi. Non dobbiamo trascurare il fatto che i giovani sono la risorsa più preziosa del nostro Paese, una risorsa che dobbiamo valorizzare e tutelare. I giovani devono essere i protagonisti del proprio tempo, dobbiamo aiutarli a non dissipare le potenzialità che fanno parte del loro bagaglio culturale e generazionale. Dunque no alle droghe, no all’abuso di alcolici, guida sicura. Secondo me è arrivato il momento di svegliarci e dobbiamo fare di tutto per cercare di applicare le leggi esistenti. E chi sbaglia deve pagare. Dagli “ultras” agli stupratori, che siano di destra o di sinistra, a chi approfitta di questi poveri disperati stranieri, fatti lavorare con nessuna garanzia, ai “papponi”, che sfruttano e fanno prostituire povere ragazze. L’esempio deve arrivare dalle Istituzioni, dalla politica di qualsiasi area, dai Prefetti, dalla Magistratura e dalle Forze dell’ordine. Al Governo compete l’ordine pubblico e la repressione della criminalità, comune e organizzata. Agli amministratori degli enti locali, regioni, provincie e comuni spetta un’attenta qualificazione e sviluppo del territorio e dei servizi necessari, che, ritengo, si può realizzare solo attraverso un insieme complesso di attività, finalizzate a diffondere e promuovere una nuova cultura della sicurezza, attenta alla qualità della vita e alla vivibilità dei territori. Noi cittadini, tutti, abbiamo il dovere civile e morale di collaborare nella ricostruzione della società e della famiglia: educarci ed educare i nostri figli al rispetto di sé stessi e degli altri.

I nostri ragazzi vogliono una città pulita, questo è il grido che lanciano forte, e molti di loro, in alcuni quartieri di Roma, dedicano il fine settimana alla rimozione dei rifiuti abbandonati. Azioni non simboliche, ma molto concrete, volte al recupero di spazi abbandonati e di aeree degradate. Una grande lezione per l’Amministrazione comunale e per l’Ama, soprattutto per gli operatori ecologici (una volta chiamati “spazzini”) e per i loro dirigenti, che in passato lavoravano seriamente. Oggi l’Ama è dotata di migliaia di mezzi e di tecnologie che sono all’avanguardia per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. I suoi interventi vanno anche oltre la nostra città. Ha in contratti per la gestione del servizio stipulati con alcuni comuni vicini a Roma e con paesi come l’Egitto il Senegal e l’Honduras. Negli anni il personale è raddoppiato e raddoppiate sono le tariffe che le famiglie devono pagare. Eppure questa città è comunque sporca. Ai volontari un sentito ringraziamento, con l’augurio di non mollare e di smuovere gli animi di amministratori ciechi.

Ai nostri politici, alla magistratura, alle forze dell’ordine, persino alle guardie municipali, è sfuggito di mano tutto. In questi anni abbiamo assistito ad una politica di disfattismo e sciacallaggio, che non si è posta mai a fondo le vere necessità di noi cittadini. Sicuramente grazie al Cavaliere e a chi lo sostiene. Ma neanche i “generali” e i “colonnelli” si sono sforzati di far capire ai nostri politici, o a chi presumeva di guidare il Paese, che tutto oramai era alla deriva. Nessuno ha avuto il coraggio di “piantare un chiodo” e fermarli. In fondo, perché farlo? Godono di stipendi e privilegi, di cui non si possono certo lamentare. Per un’alta percentuale di questi personaggi, più le cose sono incontrollabili e vanno male, più, loro, hanno la possibilità di sguazzarci e, perché no, guadagnarci. Ormai siamo arrivati alla “frutta”. Ogni giorno si evidenziano fenomeni che ti lasciano perplesso, in quanto al di fuori di ogni logica e regola. Si va dall’incomprensibile e fazioso fanatismo politico, spinto agli eccessi (il Cavaliere in questi giorni sta dando sicuramente il meglio di sé, ma, ahimè, non è il solo), a quello calcistico, che si riconosce in indecifrabili principi e assurde proteste (assistere una partita allo stadio è diventata una vera impresa). Ai nostri giovani, purtroppo, diamo quotidianamente la dimostrazione della nostra incapacità ad affrontare i problemi e trovare loro una soluzione. Il lavoro è un esempio. In passato, si aiutava a togliere dalla strada parecchi ragazzi, che non andavano più a scuola, favorendo l’apprendistato artigianale, che era sostenuto anche da specifici percorsi scolastici. Il lavoro poteva essere duro, poteva non soddisfare, ma non era certo una chimera. Questa decadenza e indifferenza si avverte in tutti i settori, favorita in modo particolare dalla politica degli ultimi quindici anni. E’ ora che si rinnovi tutto. Questi “signori” devono andare a casa.

E’ Natale e allora sia consentito anche a me di fare un po’ di pubblicità. Ho il piacere di annunciare che nelle prossime settimane, pubblicati da “Miranda”, usciranno due miei libri. Il primo è la seconda edizione di “Bastardo, perché” (la prima edizione uscì nel 1989); il secondo è “Anche questa è vita”. Sono due libri in cui racconto alcuni anni della mia esistenza. Ho voluto scrivere, così come parlo, le mie sofferenze, le mie privazioni d’affetto primarie, per l’assenza dei genitori e in special modo per la mamma. Ho voluto raccontare i maltrattamenti subiti da piccolo, prima nel brefotrofio poi come figlio adottivo, buttato nei campi a lavorare la terra di un Principe propietario terriero come un qualsiasi contadino adulto, sotto il vigile occhio severo del sorvegliante a cavallo che interveniva con il frustino se non lavoravo come una bestia. Mi chiamavano “bastardo” perché non avevo un padre e una madre. Parte della mia vita l’ho passata nelle strade, solo e senza una casa. Ho rischiato molto. Malavitosi hanno cercato di arruolarmi. Ma io ho sempre creduto agli angeli. Mi ha salvato un angelo con la ‘A’ maiuscola, che mi ha fatto capire chi ero e dove potevo arrivare con l’intelligenza e con la forza di volontà. Oggi dico grazie a quell’angelo con la A maiuscola e a tutti coloro che mi hanno aiutato nella mia voglia di crescere nella società come uomo sano di principi e come lavoratore instancabile.
I miei due libri (ma ne sto scrivendo un terzo) hanno l’onore di una presentazione di Walter Veltroni. Il sindaco di Roma e segretario del Partito democratico sostiene che quello che io racconto va al di là della mia vicenda personale. Parla di “forza e di profondità che si ritrovano nell’esercizio irrinunciabile della memoria, nella tensione etica che ha il percorrere, attraverso il filtro dell’esperienza personale, l’esistenza di persone che soffrono, che conducono la loro vita nella fatica del lavoro, del disagio e di tutte quelle problematiche che oggi, troppo spesso, vengono dimenticate”. Dice che le mie parole “bruciano e incidono”, che “non hanno paura di ricordare le origini povere dell’Italia”


Nando Vignola