|
Sono un uomo normale. La mattina mi alzo all’alba e mi preparo il caffè. Il sapore amaro della prima sigaretta mi fa un po’ schifo e mi piace al tempo stesso. Quei tre minuti sono forse il momento di maggiore riflessione della mia giornata, anche se i miei pensieri non hanno un filo logico, sono un po’ a metà tra la coscienza e l’incoscienza, quasi fossero il proseguimento dei sogni della notte.
Sono pendolare. Ogni mattina prendo il treno in una stazione umida e polverosa. I miei colleghi di città guardano con ammirazione e con un pizzico di pena il viaggio che affronto tutti i santi giorni. Le ore in treno cominciano a pesarmi. Ma l’abitudine mi fa vivere la cosa come normale, come meno drammatica di quanto i miei colleghi possano pensare.
Ho un lavoro normale. Mi tiene attivo, mi dà soddisfazione, anche se non occupo poltrone e devo rispondere a superiori.
Vedo invecchiare mia moglie insieme a me, nei suoi fastidi aumentati, nella sua svogliatezza nel fare una passeggiata nei posti che da giovani ci entusiasmavano e incuriosivano, nel timore della novità e di ciò che non conosce. Non l’ho mai tradita, anche se a volte mi è sembrata sciatta e acida, perché con lei sto bene, la amo e mi sento di essere me stesso.
I miei figli sono normali. Hanno nomi comuni, che non finiscono per consonante. Ci insultano e poi abbassano le penne. Vanno abbastanza bene a scuola, lottano per poter fare tardi la sera. Credo si facciano qualche canna ma non di più, anche se un genitore non può mai saperlo. Mia figlia non soffre di anoressia, né vuole fare la valletta in tv. Non ha piercing né tatuaggi sul culo. Guarda il Grande Fratello ma non fa provini per entrarci. Mio figlio non sfascia i motorini. Canta in un gruppo rock ma non pensa di diventare Roger Waters.
Non ho parenti famosi. Non ho parenti assassini o ex terroristi. Non ho parenti obesi ripresi dalle telecamere televisive nell’operazione per la riduzione dello stomaco.
Sono un uomo normale. Con una vita normale, serena, senza grandi entusiasmi ma senza grandi problemi. E mi piace così, mi piace essere un abitudinario e sapere cosa c’è intorno quando chiudo gli occhi. Mi piace partire per un viaggio, emozionarmi, e poi tornare alla mia vita di sempre.
Oggi, d’improvviso, mi ha assalito un’onda d’angoscia. Ho l’impressione che la mia vita, in quanto lieta e normale, non sia contemplata dal mondo in cui vivo. Ho l’impressione che la mia normalità mi costringa all’invisibilità. Ho l’impressione di essere nessuno, di nuotare restando fermo.
Io che non ho uno yacht né penso di fare soldi entrando in politica, non sono uno stilista omosessuale né uno psichiatra criminologo, non faccio parte di salotti culturali, non sono autore di un best seller anche se mi piace leggere, io che non ho nulla per cui essere capito o accusato, scusato o condannato, redento o affrancato, non posso esistere in questo mondo.
Non faccio notizia. Sono sconosciuto. Anonimo. Maledettamente normale. (P. M.)
|